Salta al contenuto
Guida Sicurezza 81

Requisiti luoghi di lavoro: Titolo II e Allegato IV spiegati

Requisiti luoghi di lavoro secondo l'Allegato IV: altezza dei locali, larghezza delle porte, luce, microclima, bagni e una checklist di sopralluogo.

Requisiti luoghi di lavoro: Titolo II e Allegato IV spiegati — guida di Guida Sicurezza 81

I requisiti dei luoghi di lavoro sono fissati dal Titolo II del D.Lgs. 81/08 (artt. 62-68) e dall’Allegato IV: altezza, cubatura e superficie dei locali, pavimenti, porte e uscite di emergenza, illuminazione, aerazione e microclima, servizi igienici e spogliatoi. Il datore di lavoro deve garantirli all’avvio dell’attività e mantenerli nel tempo con manutenzione e pulizia.

Cosa si intende per luogo di lavoro

L’art. 62 definisce luoghi di lavoro i posti destinati a ospitare postazioni di lavoro all’interno dell’azienda, compreso ogni altro luogo dell’area aziendale accessibile al lavoratore: quindi non solo il laboratorio o l’ufficio, ma anche magazzino, cortile, parcheggio interno, spogliatoi e locale pausa. Il Titolo II non si applica invece ai mezzi di trasporto, ai cantieri temporanei o mobili (regolati dal Titolo IV), alle industrie estrattive, ai pescherecci e ai campi e boschi agricoli fuori dall’area edificata dell’azienda.

L’art. 63 richiede che i luoghi di lavoro siano conformi all’Allegato IV e accessibili anche ai lavoratori con disabilità, in particolare per porte, vie di circolazione, scale, servizi igienici e postazioni di lavoro. L’art. 64 elenca gli obblighi del datore di lavoro: rispettare l’Allegato IV, tenere sgombre vie di circolazione e uscite, curare la manutenzione tecnica di locali e impianti eliminando al più presto i difetti, assicurare pulizia e condizioni igieniche, verificare regolarmente i dispositivi di sicurezza. Il testo è consultabile su Normattiva.

Dimensioni dei locali: altezza, cubatura e superficie

L’Allegato IV fissa tre valori minimi per i locali chiusi destinati al lavoro nelle aziende industriali che occupano più di cinque lavoratori, e in ogni caso in quelle che svolgono lavorazioni soggette a sorveglianza sanitaria:

ParametroValore minimoCome si misura
Altezza netta3 metriDal pavimento all’altezza media della copertura del soffitto o delle volte
Cubatura10 m³ per lavoratoreValore lordo, senza togliere mobili, macchine e impianti fissi
Superficie2 m² per lavoratoreValore lordo, come sopra

Per i locali destinati a uffici, di qualunque tipo di azienda, e per le aziende commerciali l’altezza minima è quella stabilita dalla normativa urbanistica e dai regolamenti edilizi locali, con valori che cambiano da Comune a Comune. Quando ci sono esigenze tecniche aziendali, l’organo di vigilanza può consentire altezze inferiori, prescrivendo un’adeguata ventilazione.

Calcolo di esempio

Esempio: un laboratorio di falegnameria con 6 addetti occupa un locale di 8 per 12 metri, alto 3,20 metri. La superficie è di 96 m², contro i 12 m² minimi (6 per 2); la cubatura è di 307 m³, contro i 60 m³ minimi (6 per 10). I valori sono ampiamente rispettati. Nella pratica, per una piccola impresa, il problema raramente sono le dimensioni: più spesso sono l’altezza dei soppalchi usati come deposito, le vie di passaggio ristrette dalle macchine e i locali seminterrati adibiti a lavoro senza deroga. Come valutare i singoli parametri è spiegato nella scheda sui requisiti dei locali.

Porte, vie di circolazione e uscite di emergenza

Le vie e le uscite di emergenza devono restare sgombre, condurre il più direttamente possibile a un luogo sicuro, essere segnalate e dotate di illuminazione di sicurezza. Le porte di emergenza si aprono nel verso dell’esodo e non devono essere chiuse a chiave in modo da impedirne l’apertura immediata durante il lavoro. L’Allegato IV indica anche la larghezza minima delle porte dei locali in base al numero di lavoratori normalmente presenti:

Lavoratori nel localePorte richieste
Fino a 25Una porta larga almeno 0,80 m
Da 26 a 50Una porta larga almeno 1,20 m, apribile nel verso dell’esodo
Da 51 a 100Una porta da 1,20 m e una da almeno 0,80 m, entrambe apribili nel verso dell’esodo
Oltre 100In aggiunta, una porta da 1,20 m ogni 50 lavoratori o frazione compresa tra 10 e 50

Se nel locale ci sono rischi di esplosione o specifici rischi di incendio e più di cinque lavoratori, almeno una porta ogni cinque lavoratori deve aprirsi nel verso dell’esodo e avere larghezza minima di 1,20 m. Questi valori convivono con le regole antincendio dei DM 1, 2 e 3 settembre 2021 e, per le attività soggette, con le regole tecniche di prevenzione incendi: va applicata la condizione più severa. L’approfondimento è nella pagina su porte, uscite e vie di esodo, mentre la gestione delle emergenze rientra nel capitolo sul rischio incendio.

I pavimenti devono essere fissi, stabili e antisdrucciolevoli, senza protuberanze, cavità o piani inclinati pericolosi. Le vie di circolazione, comprese scale e banchine di carico, devono essere dimensionate per il numero di utenti e il tipo di attività, con una distanza di sicurezza dai mezzi che le percorrono.

Illuminazione, aerazione e microclima

L’Allegato IV non fissa numeri per luce e temperatura, ma criteri. I luoghi di lavoro devono disporre, per quanto possibile, di sufficiente luce naturale e di illuminazione artificiale adeguata; gli impianti di illuminazione non devono creare rischi e, dove un guasto esporrebbe a pericoli, serve l’illuminazione di sicurezza. Per i valori di riferimento si usa la norma tecnica UNI EN 12464-1, che per esempio indica circa 500 lux per scrittura e lettura negli uffici.

Per l’aerazione la regola è garantire aria salubre in quantità sufficiente, con finestre o impianti di ventilazione mantenuti efficienti. La temperatura nei locali deve essere adeguata all’organismo umano durante il lavoro, tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici; vanno evitate correnti d’aria fastidiose e irraggiamento solare eccessivo. Il caldo estremo in estate e i locali freddi d’inverno vanno affrontati nella valutazione dei rischi, come spiegato nella scheda sul microclima.

Servizi igienici, spogliatoi e locali di riposo

Ogni luogo di lavoro deve avere acqua potabile, gabinetti e lavabi con acqua corrente in prossimità dei posti di lavoro e degli spogliatoi, separati per uomini e donne o con uso separato. Le docce sono obbligatorie quando il lavoro è insudiciante o si svolge esposti a polveri, calore o sostanze nocive. Gli spogliatoi servono quando i lavoratori indossano indumenti di lavoro specifici e non si può chiedere loro di cambiarsi in altri locali; devono essere distinti tra i due sessi e dotati di armadietti.

Le aziende in cui più di 30 dipendenti restano nei locali aziendali durante gli intervalli per la refezione devono avere uno o più ambienti destinati a refettorio. I dettagli su numero di servizi, dimensioni e dotazioni sono nella pagina dedicata ai servizi igienici e spogliatoi.

Locali sotterranei, nuove costruzioni e notifiche

L’art. 65 vieta di destinare al lavoro locali chiusi sotterranei o semisotterranei. Dopo la L. 203/2024, che ha riscritto i commi 2 e 3, l’unica deroga riguarda le lavorazioni che non producono emissioni di agenti nocivi, con i requisiti dell’Allegato IV applicabili e aerazione, illuminazione e microclima adeguati; le «particolari esigenze tecniche» del vecchio testo non bastano più. Non serve più l’autorizzazione dell’ASL: il datore di lavoro invia una comunicazione documentata via PEC all’ufficio territoriale dell’INL e può usare i locali solo trascorsi 30 giorni, salvo richieste o divieti dell’Ispettorato (nota INL n. 811 del 29/01/2025). È un controllo da fare prima di firmare un contratto di locazione per un seminterrato.

L’art. 67 riguarda costruzione, ampliamento e ristrutturazione di edifici o locali destinati a lavorazioni industriali dove è prevista la presenza di più di tre lavoratori: gli elementi informativi su lavorazioni, locali e impianti vanno comunicati all’organo di vigilanza, oggi di norma attraverso lo Sportello unico per le attività produttive insieme alla pratica edilizia.

Errore tipico: il locale in affitto

Molte piccole imprese lavorano in locali presi in affitto e danno per scontato che i requisiti siano un problema del proprietario. Non è così: l’obbligo di avere luoghi di lavoro conformi resta in capo al datore di lavoro, che deve verificarli prima di insediarsi e regolare nel contratto chi esegue quali opere. Come ripartire gli interventi è spiegato in lavori in locali in affitto: chi deve fare cosa.

Checklist di sopralluogo dei locali

  • Altezza, superficie e cubatura coerenti con il numero di lavoratori e con il regolamento edilizio
  • Nessun locale sotterraneo o seminterrato usato come postazione di lavoro senza i presupposti dell’art. 65 e, se dovuta, la comunicazione all’INL
  • Porte di larghezza adeguata e porte di emergenza apribili nel verso dell’esodo, non chiuse a chiave
  • Vie di circolazione libere, pavimenti integri e non scivolosi
  • Illuminazione di sicurezza funzionante e segnaletica visibile
  • Finestre apribili o ventilazione meccanica efficiente
  • Riscaldamento e raffrescamento adeguati alle lavorazioni
  • Servizi igienici puliti, con acqua corrente, separati per sesso o a uso separato
  • Spogliatoi con armadietti se si usano indumenti da lavoro
  • Manutenzione di locali e impianti registrata

La violazione degli obblighi degli artt. 64 e 65 è punita dall’art. 68 con l’arresto o l’ammenda a carico di datore di lavoro e dirigenti. Una versione estesa della lista è nella checklist di sopralluogo dei locali.

Domande frequenti

Un ufficio deve essere alto almeno 3 metri?

No. Il limite dei 3 metri dell’Allegato IV riguarda le aziende industriali con più di cinque lavoratori e le lavorazioni soggette a sorveglianza sanitaria. Per i locali destinati a uffici, di qualunque azienda, e per le aziende commerciali valgono i limiti di altezza della normativa urbanistica e del regolamento edilizio del Comune. La deroga riguarda solo l’altezza: negli uffici di un’azienda industriale con più di cinque lavoratori, o con lavorazioni soggette a sorveglianza sanitaria, restano i 10 m³ e i 2 m² per lavoratore. Restano inoltre obbligatori luce, aerazione, microclima e servizi igienici adeguati.

Posso usare un seminterrato come laboratorio o ufficio?

Solo nei casi di deroga previsti dall’art. 65 del D.Lgs. 81/08. Bisogna dimostrare che le lavorazioni non producono emissioni nocive, rispettare i requisiti dell’Allegato IV applicabili e garantire aerazione, illuminazione e microclima adeguati. Serve poi la comunicazione via PEC all’ufficio territoriale dell’INL almeno 30 giorni prima di iniziare, non l’autorizzazione dell’ASL. In assenza di deroga, il locale può servire solo come deposito occasionale.

Quanti bagni servono in un luogo di lavoro?

L’Allegato IV non fissa un rapporto numerico rigido: chiede gabinetti e lavabi in numero sufficiente, vicini ai posti di lavoro e separati per uomini e donne o a uso separato. Il numero preciso spesso dipende dai regolamenti locali di igiene e dalle indicazioni delle ASL, che variano tra territori. In una piccola impresa con pochi addetti è frequente un solo servizio a uso separato.

Chi paga gli adeguamenti in un locale in affitto?

Dipende dal contratto: le opere strutturali o sugli impianti dell’edificio sono di regola a carico del proprietario, quelle legate all’attività dell’inquilino a carico di quest’ultimo. Davanti all’organo di vigilanza, però, risponde il datore di lavoro che usa il locale. Per questo conviene verificare i requisiti prima della firma e scrivere nel contratto chi esegue cosa e in quali tempi.

Approfondisci nei singoli temi

Iscriviti alla newsletter

Una email al mese con aggiornamenti normativi, nuove guide e checklist pratiche. Niente spam.

Iscrivendoti accetti la nostra Privacy Policy. Puoi disiscriverti in qualsiasi momento.

Hai trovato un errore in questa pagina?