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Guida Sicurezza 81

Microclima ambienti di lavoro: temperatura, umidità e aerazione

Microclima negli ambienti di lavoro: temperatura, umidità e aerazione secondo l'Allegato IV, perché non ci sono gradi fissi per legge, caldo e impianti.

Il microclima degli ambienti di lavoro è regolato dal punto 1.9 dell'Allegato IV del D.Lgs. 81/08: aria salubre in quantità sufficiente, temperatura adeguata all'organismo umano tenendo conto del lavoro e dello sforzo fisico, umidità sotto controllo. La legge non fissa gradi minimi o massimi per uffici e laboratori: il datore di lavoro valuta il caso concreto con le norme tecniche.

I requisiti generali dei locali sono riassunti nella guida ai requisiti dei luoghi di lavoro. Qui si approfondiscono temperatura, umidità e ricambio d'aria: cosa dice la norma, quali riferimenti tecnici usare, come gestire caldo e freddo e come mantenere gli impianti.

Cosa dice l'Allegato IV, punto 1.9

Il punto 1.9 è diviso in tre parti: aerazione, temperatura e umidità. Il testo coordinato è nel D.Lgs. 81/08 pubblicato dall'Ispettorato.

PuntoTemaCosa prevede
1.9.1.1AerazioneAria salubre in quantità sufficiente, preferibilmente da aperture naturali, altrimenti con impianti di aerazione
1.9.1.2ImpiantiSempre funzionanti; dove serve per la salute, un sistema di controllo segnala i guasti
1.9.1.3Correnti d'ariaClimatizzazione e ventilazione non devono esporre a correnti d'aria fastidiose
1.9.1.4ManutenzioneControlli periodici, manutenzione, pulizia e sanificazione degli impianti
1.9.1.5DepositiSporcizia e depositi che possono contaminare l'aria vanno eliminati rapidamente
1.9.2.1TemperaturaAdeguata all'organismo umano, tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici
1.9.2.2ValutazioneSi considerano anche umidità e movimento dell'aria
1.9.2.3Locali accessoriRiposo, servizi, mense e pronto soccorso con temperatura adatta al loro uso
1.9.2.4IrraggiamentoFinestre, lucernari e vetrate evitano un soleggiamento eccessivo
1.9.2.5Protezioni localiSe non si può climatizzare tutto il locale, si proteggono i lavoratori con misure localizzate o mezzi personali
1.9.3.1UmiditàNei locali industriali con aria molto umida si evita, per quanto possibile, la formazione di nebbia

Il microclima rientra inoltre tra gli agenti fisici dell'art. 180 e deve essere valutato secondo l'art. 181: la valutazione è programmata ed effettuata almeno ogni quattro anni da personale qualificato del servizio di prevenzione e protezione, con conoscenze specifiche in materia.

Perché non esiste una temperatura fissa per legge

La domanda più frequente è "qual è la temperatura minima in ufficio?". La risposta è che il D.Lgs. 81/08 non la indica: chiede una temperatura adeguata, in funzione di attività, sforzo, abbigliamento, umidità e velocità dell'aria. Un magazziniere che movimenta colli e un'impiegata seduta al computer, nello stesso locale a 18 gradi, stanno in condizioni molto diverse.

Spesso si citano i valori del DPR 74/2013: 20 °C più 2 di tolleranza in inverno per la generalità degli edifici, 18 °C più 2 per quelli industriali e artigianali, e non meno di 26 °C meno 2 in estate negli ambienti raffrescati. Sono però limiti di risparmio energetico sul funzionamento degli impianti, non soglie di tutela della salute: non dicono quando un locale è troppo freddo o troppo caldo per lavorare.

Per la valutazione si usano norme tecniche, che vanno citate come tali:

SituazioneNorma tecnica di riferimentoCosa misura
Ambienti moderati: uffici, negozi, laboratori senza fonti di calore rilevantiUNI EN ISO 7730Comfort termico con gli indici PMV e PPD, la percentuale prevista di insoddisfatti
Ambienti caldi severi: forni, fonderie, cucine industriali, lavoro estivo all'apertoUNI EN ISO 7243Stress da calore con l'indice WBGT
Ambienti freddi severi: celle frigorifere, lavoro invernale all'apertoUNI EN ISO 11079Isolamento del vestiario richiesto e tempi di esposizione

Nella UNI EN ISO 7730 un ambiente è considerato di buon comfort quando l'indice PMV resta tra meno 0,5 e più 0,5, che corrisponde a meno del 10% di insoddisfatti. Non serve calcolarlo per ogni ufficio: serve quando ci sono lamentele ripetute, postazioni vicino a vetrate esposte o a portoni, o lavori fisici in locali non climatizzati.

Aerazione naturale e meccanica

Il punto 1.9.1.1 preferisce l'aria che entra da finestre e aperture naturali. Quando non basta, per locali profondi, ciechi o affollati, si usano impianti di ventilazione meccanica o climatizzazione. In entrambi i casi l'obiettivo è lo stesso: aria salubre in quantità sufficiente. La captazione localizzata di fumi, vapori e polveri è un tema diverso, legato al rischio chimico e trattato nella pagina sulla ventilazione per il rischio chimico.

Gli impianti hanno quattro obblighi pratici, tutti nel punto 1.9.1:

  1. devono funzionare sempre quando i locali sono occupati, e dove un guasto mette a rischio la salute serve un sistema che lo segnali;
  2. le bocchette non devono soffiare aria fastidiosa sulle postazioni;
  3. filtri, condotte, batterie e vaschette di condensa vanno controllati, puliti e sanificati con regolarità, secondo le istruzioni del costruttore;
  4. sporcizia e depositi che possono contaminare l'aria vanno eliminati rapidamente.

Gli interventi vanno annotati in un registro, con data, ditta e attività svolta. Il punto 1.9.1.4 non fissa una cadenza: la indicano il libretto dell'impianto e il manutentore, ed entra nel programma delle manutenzioni degli impianti. Un climatizzatore split in un ufficio di tre persone non è esente: i suoi filtri vanno puliti come quelli di un impianto centralizzato.

Caldo estremo e freddo

Nelle ondate di calore il riferimento nazionale è il Protocollo quadro sulle emergenze climatiche negli ambienti di lavoro, firmato al Ministero del Lavoro il 2 luglio 2025 e adottato con il DM n. 95 del 9 luglio 2025. Si aggiungono le ordinanze regionali, emanate di anno in anno con contenuti, orari e settori diversi, soprattutto per il lavoro all'aperto in agricoltura, edilizia e cave: vanno controllate ogni estate sul sito della propria Regione.

Il caldo non riguarda solo chi lavora fuori. Cucine, lavanderie, magazzini sotto coperture metalliche e laboratori con forni possono superare di molto la temperatura esterna. Le misure tipiche si scelgono in quest'ordine:

SituazioneRiferimentoMisure possibili
Vetrate esposte al sole1.9.2.4Pellicole, tende esterne, frangisole
Magazzino con copertura metallica1.9.2.1, art. 181Ventilazione, isolamento, turni nelle ore più fresche, pause
Cucina o laboratorio con forni1.9.2.5, UNI EN ISO 7243Cappe, raffrescamento localizzato, acqua disponibile, rotazione
Postazione vicino a un portone in inverno1.9.1.3, 1.9.2.5Bussola, lamelle in PVC, riscaldamento localizzato
Cella frigorifera1.9.2.5, UNI EN ISO 11079Indumenti protettivi, tempi di permanenza limitati, locale caldo per le pause

Esempio: un magazzino di 400 m² con copertura in lamiera registra 33 °C alle 15 di luglio. La valutazione porta a due ventilatori di grande diametro, all'anticipo dell'orario estivo per lo scarico dei camion, ad acqua fresca disponibile e a pause ogni ora per chi movimenta carichi. Le misure entrano nel DVR e nell'informazione ai lavoratori. Il calendario estivo è nel piano di luglio su stress termico e lavoro estivo; per la ristorazione c'è la pagina sul caldo nelle cucine.

Errore tipico in ispezione

L'errore più frequente è un DVR che liquida il microclima con una riga ("ambiente climatizzato, rischio basso") mentre nel magazzino o nel laboratorio non c'è alcun impianto. Il secondo è l'assenza di qualsiasi traccia della pulizia dei filtri dei climatizzatori. Entrambi si correggono con un sopralluogo nei mesi critici, qualche misura con un termoigrometro e un registro delle manutenzioni.

Domande frequenti

Qual è la temperatura minima in un ufficio per legge?

Il D.Lgs. 81/08 non fissa un valore: l'Allegato IV chiede una temperatura adeguata all'organismo umano, tenendo conto del lavoro svolto e dello sforzo fisico. Per gli uffici il riferimento tecnico è la UNI EN ISO 7730 sul comfort termico. I 20 gradi spesso citati vengono dal DPR 74/2013, che è un limite massimo di riscaldamento per risparmio energetico, non una soglia minima di sicurezza.

Con il caldo i lavoratori possono smettere di lavorare?

Non esiste una temperatura oltre la quale il lavoro si interrompe automaticamente in tutti i settori. Le ordinanze regionali, quando emanate, possono limitare il lavoro all'aperto in certe fasce orarie e in determinate condizioni di rischio. Negli altri casi il datore di lavoro deve valutare il rischio e adottare misure, come orari, pause e raffrescamento, seguendo anche il Protocollo quadro adottato con il DM 95/2025.

Ogni quanto vanno puliti i filtri del climatizzatore?

Il punto 1.9.1.4 chiede controlli, manutenzione, pulizia e sanificazione periodici, ma non fissa una cadenza. La frequenza la indicano il manuale del costruttore e il manutentore, in base all'uso e alla polverosità dell'ambiente. Ciò che conta, in caso di controllo, è poter mostrare un registro con date e interventi coerenti con quelle indicazioni.

Serve misurare il microclima con strumenti?

Non sempre. In un ufficio climatizzato senza lamentele una valutazione qualitativa motivata può bastare. Le misure con strumenti servono quando ci sono fonti di calore o freddo, lavori fisici in ambienti non climatizzati, postazioni esposte o segnalazioni ripetute. In ambienti severi caldi o freddi la valutazione segue le norme UNI EN ISO 7243 o 11079.

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