Prolunghe e multiprese sul lavoro: regole per usarle sicure
Prolunghe e multiprese sul lavoro: quando sono ammesse, come calcolare il carico, avvolgicavo da svolgere, prese industriali e gli errori da evitare.
Prolunghe e multiprese sul lavoro non sono vietate: lo sono gli usi scorretti. Una multipresa marcata CE, collegata direttamente a una presa a muro e caricata entro la corrente di targa è ammessa. Diventano un rischio di incendio e di contatto quando si mettono in cascata, si sovraccaricano, si lasciano avvolte o danneggiate, o sostituiscono stabilmente prese che mancano.
Perché prese e prolunghe contano nel rischio elettrico
L'impianto fisso è progettato, protetto e verificato; quello che vi si collega spesso no. Per questo il capitolo sul rischio elettrico indica prolunghe e multiprese tra le cause più comuni di non conformità. L'art. 80 del D.Lgs. 81/08 chiede al datore di lavoro di proteggere i lavoratori dai rischi dei materiali e delle apparecchiature elettriche messi a disposizione e di predisporre procedure di uso e manutenzione che mantengano nel tempo il livello di sicurezza (art. 80). Una ciabatta sotto la scrivania rientra in questa definizione quanto una macchina, e le violazioni del Capo III sono sanzionate dall'art. 87 del D.Lgs. 81/08.
I pericoli sono due. Il primo è il surriscaldamento: troppi apparecchi sulla stessa presa, un cavo sottodimensionato, un contatto allentato producono calore, che diventa innesco se c'è carta o polvere. Il secondo è il contatto: isolante schiacciato da una porta o da un transpallet, spina incrinata, presa sul pavimento bagnato. Il profilo antincendio è trattato in impianto elettrico e rischio incendio; qui ci si concentra sulle regole d'uso.
Quanto si può collegare: il calcolo del carico
Ogni presa, spina e multipresa riporta una corrente nominale, di solito 10 A o 16 A. A 230 V la potenza massima si ottiene moltiplicando: circa 2.300 W per 10 A, circa 3.680 W per 16 A. Il valore riguarda il totale degli apparecchi collegati alla multipresa e non può superare quello della presa a muro e della spina con cui la multipresa è collegata.
| Apparecchio | Potenza tipica indicata in targa |
|---|---|
| PC con monitor | poche centinaia di watt |
| Stampante laser in stampa | può superare i 1.000 W nei picchi |
| Bollitore o macchina da caffè | 1.500-2.200 W |
| Stufetta elettrica | 1.000-2.000 W |
| Piastra o forno elettrico da banco | 1.500-3.000 W |
I valori sono indicativi: quello che conta è la targa del singolo apparecchio.
Esempio: in un ufficio una multipresa da 10 A alimenta due PC con monitor e una stampante laser. Si aggiunge una stufetta da 2.000 W. Con la stampante in funzione si superano i 2.300 W della multipresa: il cavo si scalda, e se la multipresa non ha protezione contro il sovraccarico nessuno se ne accorge finché non compare l'odore di bruciato. La soluzione corretta è spostare la stufetta su una presa a muro dedicata o, meglio, evitarla e risolvere il problema di microclima.
Gli apparecchi che scaldano, come stufette, bollitori, piastre e forni, vanno collegati direttamente a una presa a muro adeguata, mai a multiprese o prolunghe.
Avvolgicavo e prolunghe: le regole pratiche
Un avvolgicavo usato senza svolgere il cavo si comporta come una bobina: il calore delle spire interne non riesce a disperdersi. Per questo l'etichetta riporta di solito due potenze, una a cavo avvolto e una, più alta, a cavo completamente svolto. In pratica si svolge sempre tutto il cavo, anche se ne serve un metro.
Regole che valgono per ogni prolunga:
- uso temporaneo, per un'attività precisa, poi si scollega e si ripone;
- una sola prolunga per volta, senza collegarne due in serie;
- sezione e lunghezza adatte al carico, secondo le indicazioni del fabbricante;
- percorso protetto: non sotto porte, tappeti o passaggi di carrelli, non tesa, non appesa a spigoli vivi;
- all'aperto e in cantiere, prolunghe e prese con grado di protezione adeguato e cavo per posa mobile in gomma, scelti per l'ambiente in cui si usano;
- spina estratta tirando la spina, non il cavo.
Nei laboratori, nelle officine e nei cantieri si usano spesso prese e spine industriali conformi alla CEI EN 60309, con colori diversi per tensione: blu per 230 V e rosso per 400 V. Vanno abbinate fra pari caratteristiche, senza adattatori improvvisati. Le esigenze specifiche dei luoghi bagnati sono trattate in ambienti umidi.
Cosa non fare: tabella degli usi scorretti
| Uso scorretto | Rischio | Alternativa |
|---|---|---|
| Multipresa inserita in un'altra multipresa | Sovraccarico della prima presa e della prima spina | Una multipresa per presa a muro, oppure nuove prese installate |
| Adattatore multiplo con spina forzata | Contatti allentati e surriscaldamento | Spina e presa compatibili o adattatore conforme |
| Spina tedesca forzata in una presa italiana | Manca il collegamento di terra | Adattatore conforme che lo mantenga, o presa adeguata |
| Prolunga fissa da mesi lungo una parete | Cavo esposto a urti e schiacciamenti | Nuova presa installata da un'impresa abilitata |
| Cavo riparato con nastro isolante | Isolamento non garantito | Apparecchio o prolunga fuori servizio, riparazione qualificata |
| Multipresa sul pavimento di un locale lavaggio | Contatto con acqua | Prese fisse con grado di protezione adatto |
Quando la soluzione è una presa nuova, l'intervento è una modifica dell'impianto: va affidato a un'impresa abilitata che rilascia la dichiarazione di conformità. Chi può eseguire i lavori sull'impianto è spiegato in lavori elettrici: chi può farli.
Controlli prima dell'uso e scelta all'acquisto
Il controllo visivo prima dell'uso spetta a chi usa la prolunga, che deve sapere cosa guardare: guaina integra senza tagli o parti schiacciate, spina e prese senza crepe o annerimenti, cavo che non esce dal pressacavo, assenza di odore di bruciato. Se qualcosa non va, la prolunga si scollega, si etichetta come non utilizzabile e si consegna a chi ne risponde.
All'acquisto conviene scegliere multiprese marcate CE, con interruttore e protezione contro il sovraccarico, con un numero di uscite proporzionato all'uso reale e cavo di lunghezza sufficiente a evitare una seconda prolunga. Un marchio di certificazione volontario come quello di un istituto di prova riconosciuto è un'ulteriore garanzia sulla qualità del prodotto.
Errore tipico in ispezione
Sotto le scrivanie di un ufficio si trovano tre multiprese in cascata, una stufetta e un caricatore di monopattino. Il DVR dichiara il rischio elettrico «basso, impianto a norma». L'impianto può anche essere a norma, ma l'uso quotidiano smentisce la valutazione: è una delle osservazioni più comuni nei sopralluoghi. Un giro periodico con la checklist rischio elettrico la previene.
Domande frequenti
Le multiprese sono vietate nei luoghi di lavoro?
No. Nessuna norma le vieta in sé. Sono ammesse se conformi, in buono stato, collegate direttamente a una presa a muro e usate entro la corrente di targa. Sono scorrette le multiprese in cascata, gli adattatori forzati e il collegamento di apparecchi che scaldano. Se le multiprese servono ovunque, l'impianto ha poche prese e conviene ampliarlo con un'impresa abilitata.
Si possono collegare due prolunghe una all'altra?
È da evitare. Ogni giunzione è un punto in cui il contatto può allentarsi e scaldarsi, e la somma delle lunghezze può superare quella adatta al carico. Se una prolunga non basta, serve una prolunga più lunga e di sezione adeguata, oppure una presa più vicina al punto di utilizzo, installata da un'impresa abilitata.
Un lavoratore può sostituire la spina di una prolunga rotta?
Non se non è qualificato. Sostituire una spina è un intervento su una parte che garantisce l'isolamento e va fatto da una persona qualificata con ricambi adatti. Per prolunghe e multiprese economiche la scelta più semplice è eliminarle e sostituirle. Il lavoratore deve solo segnalare il guasto e smettere di usarle.
Chi controlla prolunghe e multiprese in azienda?
Chi le usa fa un controllo visivo prima dell'uso. Il datore di lavoro, direttamente o tramite un preposto o un incaricato, organizza controlli periodici, ad esempio durante il giro di verifica dei locali, e toglie dall'uso quelle danneggiate. Conviene annotare i controlli insieme a quelli sulle altre attrezzature, così da poterli dimostrare.
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