Pulsante di arresto di emergenza: requisiti, prove ed errori
Pulsante di arresto di emergenza sulle macchine: quando serve, requisiti della direttiva e della EN ISO 13850, come provarlo, registrarlo ed errori tipici.
Il pulsante di arresto di emergenza è il comando, di solito un fungo rosso su fondo giallo, che ferma rapidamente la macchina quando qualcuno è in pericolo. È richiesto dalla direttiva macchine e, per le macchine datate, dall'Allegato V del D.Lgs. 81/08, salvo eccezioni. Deve restare premuto fino allo sblocco, e lo sblocco non deve riavviare la macchina.
Quando è obbligatorio
Il pillar sulle attrezzature di lavoro inquadra i requisiti generali; qui il tema è solo il comando di arresto di emergenza. Le fonti sono due, secondo l'età della macchina.
Per le macchine marcate CE, l'Allegato I, punto 1.2.4.3, della Direttiva 2006/42/CE chiede che ogni macchina abbia uno o più dispositivi di arresto di emergenza. Le eccezioni sono due: le macchine in cui il dispositivo non ridurrebbe il rischio, perché non abbrevia il tempo di arresto o non consente misure particolari, e le macchine portatili tenute o condotte a mano. Dal 20 gennaio 2027 il riferimento diventerà il Regolamento (UE) 2023/1230, che riprende questo requisito.
Per le macchine costruite prima delle direttive vale l'Allegato V del D.Lgs. 81/08, richiamato dall'art. 70. Il punto 2.3 della Parte I chiede un comando di arresto generale in condizioni di sicurezza, prioritario sui comandi di avvio. Il punto 2.4 aggiunge che, se necessario in funzione dei rischi e del tempo di arresto normale, l'attrezzatura deve avere un dispositivo di arresto di emergenza. La valutazione di quel "se necessario" va fatta da un tecnico e scritta: in pratica, quasi tutte le macchine fisse con organi pericolosi in movimento lo richiedono. L'adeguamento delle macchine datate è trattato in attrezzature vecchie.
Requisiti del dispositivo
La direttiva fissa i principi; la norma armonizzata UNI EN ISO 13850 li traduce in caratteristiche costruttive. I requisiti principali sono questi.
| Requisito | Cosa significa in pratica | Cosa controllare in reparto |
|---|---|---|
| Chiaramente identificabile e ben visibile | Attuatore rosso, fondo giallo dietro l'attuatore | Colori non sbiaditi, nessuna etichetta che lo copra |
| Rapidamente accessibile | Raggiungibile dalla posizione di lavoro e dai punti in cui si interviene | Nessun materiale accatastato davanti, nessun carter che lo nasconda |
| Arresto il più rapido possibile senza creare nuovi rischi | Il fabbricante sceglie la categoria di arresto adatta, di norma 0 o 1 secondo la CEI EN 60204-1 | Il tempo di arresto non si è allungato rispetto alla consegna |
| Comando mantenuto | Il fungo resta bloccato in posizione premuta | Rilasciando la mano, il fungo non torna su da solo |
| Sblocco solo con azione volontaria | Rotazione, trazione o chiave per riarmare | Il riarmo non avviene per urto |
| Il riarmo non riavvia la macchina | Dopo lo sblocco serve un comando di avvio separato | Riarmando, la macchina resta ferma |
| Prevalenza su ogni altro comando | Funziona in tutte le modalità operative | Funziona anche in manuale, regolazione, manutenzione |
Su linee e macchine grandi i pulsanti devono essere più di uno, distribuiti nei punti di intervento, oppure sostituiti o affiancati da funi di emergenza lungo i nastri trasportatori. Ogni pulsante deve fermare tutte le parti pericolose che l'operatore in quel punto può raggiungere.
Misura complementare, non protezione
Un errore di impostazione frequente è considerare il pulsante di emergenza come la protezione della macchina, mentre è una misura complementare. La norma UNI EN ISO 12100 lo classifica tra le misure di protezione complementari: interviene quando qualcosa è già andato storto e qualcuno deve reagire. Non impedisce l'accesso alle zone pericolose e dipende dalla prontezza di chi lo preme.
Esempio: una trancia con la zona di taglio aperta e un fungo di emergenza a portata di mano non è una macchina protetta. Se la mano finisce sotto la lama, il tempo di reazione non basta. Servono ripari, barriere fotoelettriche o comandi a due mani, descritti nella pagina su protezioni e ripari; il fungo si aggiunge a quelle misure, non le rimpiazza.
Come provarlo e registrarlo
L'arresto di emergenza è un dispositivo di sicurezza e rientra tra quelli che l'art. 15, lettera z), e l'art. 71 del D.Lgs. 81/08 chiedono di mantenere efficienti. La frequenza della prova la indica il manuale del fabbricante; se manca, la stabilisce una persona competente e la scrive nel piano.
Una prova funzionale semplice, eseguibile dall'operatore formato:
- Avviare la macchina nelle condizioni normali, senza pezzi in lavorazione, con la zona libera.
- Premere il fungo e verificare che tutti i movimenti pericolosi si fermino rapidamente.
- Controllare che il fungo resti bloccato e che la macchina non si riavvii premendo il comando di avvio.
- Sbloccare il fungo e verificare che la macchina resti ferma finché non si dà un nuovo avvio.
- Ripetere per ogni pulsante e per ogni fune di emergenza presente.
- Annotare data, esito e firma; in caso di esito negativo, mettere la macchina fuori servizio.
L'esito si scrive nel registro attrezzature o nella lista di controllo di reparto. La programmazione delle prove nel piano è spiegata nella pagina sulla manutenzione ordinaria.
Cosa spiegare ai lavoratori
Il dispositivo funziona solo se chi lavora sa dove si trova e quando usarlo. Nella formazione sulla macchina, e nell'addestramento previsto dall'art. 73, conviene coprire quattro punti, con una prova pratica sul posto:
- dove sono tutti i pulsanti e le funi di emergenza della macchina o della linea, compresi quelli lontani dalla postazione abituale;
- quando premerli: persona in pericolo, comportamento anomalo della macchina, rischio imminente di danno;
- che cosa non fare: usarli come spegnimento normale, sbloccarli e ripartire senza aver capito la causa dell'arresto;
- chi autorizza il riavvio dopo un arresto per guasto o infortunio.
Il contenuto si ricava dal manuale e si riporta nelle istruzioni operative affisse vicino alla macchina. Esempio: in una linea di confezionamento con tre postazioni, un cartello semplice indica la posizione dei tre funghi e della fune lungo il nastro, con la regola "premi, chiama il preposto, non riarmare da solo".
Errori tipici in ispezione
- Fungo che non resta bloccato, o che una volta riarmato fa ripartire la macchina.
- Pulsante non raggiungibile: dietro un pallet, sul lato opposto della macchina, coperto da un carter aggiunto.
- Fungo rosso su fondo giallo usato per funzioni che non sono di emergenza, generando confusione.
- Arresto di emergenza usato ogni sera come spegnimento normale, con usura dei contatti.
- Circuito di emergenza ponticellato dopo un guasto "provvisorio" mai riparato.
- Linee con più macchine in cui il pulsante ferma solo la macchina vicina e non quella che alimenta il pericolo.
Va distinto anche il pulsante di sgancio dell'impianto elettrico, spesso rosso e vicino all'ingresso, che toglie l'alimentazione all'intero locale per l'intervento dei soccorsi. È un dispositivo dell'impianto, non della macchina: i suoi requisiti seguono le norme impiantistiche e il piano di emergenza, non la direttiva macchine.
Domande frequenti
Il pulsante di emergenza è obbligatorio su tutte le macchine?
No. La direttiva macchine esclude le macchine portatili tenute o condotte a mano e quelle in cui il dispositivo non ridurrebbe il rischio. Per le macchine non marcate CE l'Allegato V lo richiede quando è necessario in funzione dei rischi e del tempo di arresto. Su quasi tutte le macchine fisse con organi in movimento pericolosi, in pratica, è presente o va aggiunto.
Posso aggiungere un pulsante di emergenza a una vecchia macchina?
Sì, è un miglioramento della sicurezza che l'art. 71, comma 5, consente, purché non cambi uso e prestazioni della macchina. L'intervento va però progettato ed eseguito da un tecnico qualificato, perché il pulsante deve agire sul circuito di comando in modo affidabile. Un fungo collegato male dà solo una falsa sicurezza.
Ogni quanto va provato il pulsante di emergenza?
Con la frequenza indicata dal fabbricante nel manuale. Se il manuale non la indica, la stabilisce una persona competente in base all'uso e la scrive nel piano di manutenzione; per molte macchine in uso quotidiano si inserisce la prova nella lista di controllo dell'operatore. In ogni caso va provato dopo riparazioni sul circuito di comando, prima di riprendere il lavoro.
Dopo aver premuto il fungo, chi può riarmare la macchina?
L'operatore, una volta accertato che la causa dell'emergenza è stata eliminata e che nessuno si trova nella zona pericolosa. Se l'arresto è dovuto a un guasto o a un infortunio, il riavvio va autorizzato dal preposto dopo un controllo. La procedura di riavvio dovrebbe essere scritta nelle istruzioni operative della macchina.
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