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Guida Sicurezza 81

Piano di emergenza aziendale: quando serve e cosa contiene

Piano di emergenza aziendale: casi in cui è obbligatorio per il DM 2/9/2021, contenuti minimi, planimetrie, indice di esempio e cosa fare sotto soglia.

Il piano di emergenza aziendale è il documento che dice cosa fa ogni persona quando scoppia un incendio, come si evacua e chi chiama i soccorsi. Il D.M. 2 settembre 2021 lo rende obbligatorio con almeno 10 lavoratori, nei luoghi aperti al pubblico con oltre 50 persone presenti insieme e nelle attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco.

Quando è obbligatorio: i casi dubbi

La regola generale e il suo collegamento con designazione degli addetti e prove sono riassunti nella pagina sulla squadra di emergenza aziendale. L'art. 2, comma 2, del D.M. 2 settembre 2021 indica tre condizioni alternative: basta che ne ricorra una.

  1. Luoghi di lavoro con almeno 10 lavoratori.
  2. Luoghi di lavoro aperti al pubblico con più di 50 persone presenti contemporaneamente, a prescindere dal numero di lavoratori.
  3. Luoghi di lavoro che rientrano nell'Allegato I del D.P.R. 151/2011, cioè soggetti ai controlli di prevenzione incendi.

Le soglie sono fissate dal decreto sulla gestione della sicurezza antincendio, uno dei tre che regolano il rischio incendio nei luoghi di lavoro. Nei casi reali la difficoltà sta nell'applicare queste condizioni. La tabella raccoglie situazioni frequenti nelle piccole imprese.

SituazionePiano scritto?Perché
Officina con 12 dipendenti, non aperta al pubblicoSìAlmeno 10 lavoratori
Bar con 3 dipendenti e 70 posti a sedereSì, con possibili misure semplificateAperto al pubblico con oltre 50 persone presenti insieme
Studio professionale con 4 persone, clienti su appuntamentoNoNessuna delle tre condizioni: misure organizzative nel DVR
Carrozzeria con 5 dipendenti soggetta ai controlli VVFSìAttività dell'Allegato I del D.P.R. 151/2011
Negozio con 6 dipendenti in un centro commercialeSì, se si superano le 50 persone; da coordinare con il gestoreSe il centro è soggetto ai controlli VVF, niente misure semplificate: serve il piano completo
Azienda con 9 dipendenti più 2 lavoratori in somministrazioneSìSono 11 lavoratori: la definizione dell'art. 2 D.Lgs. 81/08 comprende chi lavora nell'organizzazione con qualsiasi contratto, e ai somministrati spettano le stesse tutele (art. 35 D.Lgs. 81/2015)

Il numero di persone presenti si stima sul momento di massimo affollamento realistico, non sulla media. Un ristorante che la sera di sabato ospita 80 clienti supera la soglia anche se a pranzo ne ha 20.

Cosa deve contenere

L'Allegato II del D.M. 2 settembre 2021 fissa il contenuto in due livelli: elementi generali (punto 2.1) e contenuti di dettaglio (punto 2.2). In pratica il piano risponde a cinque domande: cosa fanno i lavoratori quando scoppia un incendio, come si evacuano lavoratori e altre persone, come si chiamano i Vigili del Fuoco e cosa si dice al loro arrivo, come si assistono le persone con esigenze speciali, chi sono gli addetti.

Sezione del pianoCosa scrivereRiferimento
Dati del luogoCaratteristiche dei locali, vie di esodo, sistemi di rivelazione e allarmeAll. II, 2.2 n. 1
Persone presentiNumero e posizione di lavoratori e pubblico, lavoratori esposti a rischi particolariAll. II, 2.2 n. 1
SquadraNominativi degli addetti, oppure del datore di lavoro nei casi dell'art. 34Art. 2, comma 3
Istruzioni scritteCompiti del personale, di chi ha responsabilità particolari, modalità per informare tuttiAll. II, 2.2 n. 2
Rapporti con i soccorsiChi chiama, cosa riferisce, come accoglie e assiste i Vigili del FuocoAll. II, 2.1 e 2.2 n. 2
Esigenze specialiAssistenza a persone con disabilità o difficoltà temporaneeAll. II, punto 3
PlanimetrieElementi elencati al punto 2.2 n. 3All. II, 2.2 n. 3

Le planimetrie devono indicare almeno: distribuzione dei locali, vie di esodo e compartimentazioni; posizione di impianti e attrezzature antincendio; dispositivi di allarme e centrale di controllo, se esiste; interruttore elettrico generale e valvole di intercettazione di acqua, gas e altri fluidi; locali a rischio specifico; presidi di primo soccorso; i soli ascensori utilizzabili in caso di incendio. Il decreto ricorda che gli ascensori non vanno usati per l'esodo, salvo quelli realizzati appositamente.

Un indice di esempio per una piccola azienda

Esempio: indice del piano di una ditta di 14 dipendenti, un capannone su un piano con uffici e magazzino.

  1. Dati generali: ragione sociale, indirizzo esatto, accessi per i mezzi di soccorso, orari e turni.
  2. Descrizione dei locali, uscite, punto di raccolta.
  3. Scenari considerati: incendio in magazzino, incendio negli uffici, fuga di gas dalla centrale termica.
  4. Squadra: elenco degli addetti per turno, con sostituti.
  5. Sistema di allarme: come si dà l'allarme e come si riconosce.
  6. Procedura per chi scopre l'incendio.
  7. Procedura per gli addetti antincendio e per chi chiama i soccorsi, con il testo della telefonata.
  8. Procedura di evacuazione e conteggio al punto di raccolta.
  9. Assistenza alle persone con esigenze speciali.
  10. Procedura per visitatori, clienti e imprese esterne.
  11. Fine emergenza: chi autorizza il rientro.
  12. Allegati: planimetrie per piano, numeri utili, registro delle esercitazioni.

Un piano efficace sta in poche pagine. Le procedure si scrivono come istruzioni brevi, con i verbi all'imperativo e il ruolo (non solo il nome) di chi le esegue, così restano valide anche quando cambia una persona.

Le misure semplificate per i piccoli esercizi

Per gli esercizi aperti al pubblico con meno di 10 lavoratori e più di 50 persone presenti, l'Allegato II, punto 4, consente al datore di lavoro di sostituire il piano completo con una planimetria e indicazioni schematiche che coprano i contenuti essenziali del punto 2.2. Lo stesso punto esclude dalla semplificazione tutte le attività soggette ai controlli dei Vigili del fuoco (DPR 151/2011), i luoghi di lavoro che si trovano all'interno di una di queste attività e gli edifici complessi con affollamento: in questi casi serve il piano completo. Un negozio dentro un centro commerciale soggetto a controllo, per esempio, non può limitarsi a planimetria e indicazioni schematiche.

Sotto le soglie: cosa scrivere nel DVR

Se nessuna delle tre condizioni ricorre, l'art. 2, comma 4, chiede comunque misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio, riportate nel DVR o nelle procedure standardizzate. Non è un piano ridotto in bella copia, ma le risposte essenziali devono esserci:

  • chi dà l'allarme e chi chiama il numero unico di emergenza;
  • da dove si esce e dove ci si ritrova;
  • chi controlla che tutti siano usciti, compresi i clienti;
  • chi è l'addetto antincendio, o il datore di lavoro che svolge il ruolo;
  • dove sono estintori, interruttore generale e valvola del gas;
  • come si informano i nuovi assunti.

Aggiornamento, edifici condivisi ed errori

Il piano va tenuto aggiornato quando cambiano locali, vie d'uscita, numero di persone, addetti o lavorazioni, e dopo una prova che ha messo in luce problemi. Le prove di evacuazione sono il momento naturale per verificarlo. Dove più datori di lavoro condividono lo stesso edificio, l'Allegato II richiede piani coordinati: allarme, uscite e punto di raccolta non possono essere decisi da ciascuno per conto proprio. Come organizzarsi è spiegato nella guida sulla gestione delle emergenze in un edificio con più aziende.

Errori che ricorrono:

  • piano scaricato da internet con riferimenti a un altro edificio o al D.M. 10 marzo 1998;
  • planimetrie senza il punto «Voi siete qui» o orientate al contrario rispetto a chi le guarda;
  • nominativi di addetti che non lavorano più in azienda;
  • nessuna procedura per clienti e visitatori;
  • ascensore indicato come via di fuga.

Il testo ufficiale del D.M. 2 settembre 2021 è in Gazzetta Ufficiale; i tre decreti del 2021 sono raccolti anche dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

Domande frequenti

Chi deve redigere il piano di emergenza?

È responsabilità del datore di lavoro, che di solito lo predispone con l'RSPP partendo dalla valutazione del rischio incendio. Non è richiesto un professionista antincendio per i luoghi semplici, ma per le attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco il piano deve essere coerente con il progetto e la documentazione presentata al Comando. Conviene coinvolgere gli addetti, che conoscono i locali.

Piano di emergenza e piano di evacuazione sono la stessa cosa?

Nel linguaggio comune sì, ma l'evacuazione è solo una parte del piano. Il piano di emergenza comprende anche l'allarme, il primo intervento sull'incendio, la chiamata ai soccorsi, l'assistenza alle persone con esigenze speciali e la fine dell'emergenza. Un documento che contiene soltanto la planimetria con le frecce verso le uscite non soddisfa l'Allegato II del D.M. 2 settembre 2021.

Il piano va consegnato a tutti i lavoratori?

Il decreto non impone la consegna di una copia a ciascuno, ma tutti devono conoscere le procedure che li riguardano: è un obbligo di informazione previsto dagli artt. 36 e 43 del D.Lgs. 81/08. In pratica si espongono le planimetrie, si illustra il piano ai nuovi assunti e lo si richiama in occasione delle esercitazioni, tenendo traccia di chi è stato informato.

Con 8 dipendenti e nessun cliente in sede serve il piano?

No, se l'attività non è soggetta ai controlli dei Vigili del Fuoco. Restano però obbligatorie le misure organizzative e gestionali da riportare nel DVR, la designazione degli addetti con la loro formazione e il registro dei controlli antincendio. Se l'organico arriva a 10 lavoratori, il piano diventa obbligatorio e conviene prepararlo prima delle nuove assunzioni.

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