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Guida Sicurezza 81

Protezioni macchine: ripari fissi, mobili e interblocchi

Protezioni macchine e ripari fissi o mobili: requisiti dell'Allegato V, norme EN ISO 14120 e 14119, interblocchi manomessi ed errori in ispezione.

Le protezioni delle macchine sono le barriere che impediscono di raggiungere gli organi in movimento: ripari fissi, smontabili solo con un attrezzo, e ripari mobili, che devono essere interbloccati per fermare la macchina quando si aprono. Le richiedono la direttiva macchine e l'Allegato V del D.Lgs. 81/08; il riparo rimosso o il microinterruttore escluso è tra le violazioni più contestate.

Da dove vengono i requisiti

Il pillar sulle attrezzature di lavoro spiega la conformità in generale; qui interessa la protezione contro i rischi meccanici. Le regole arrivano da due fonti, secondo l'età della macchina.

Per le macchine marcate CE valgono i requisiti essenziali della Direttiva 2006/42/CE, Allegato I, punto 1.4, sostituita dal Regolamento (UE) 2023/1230 a partire dal 20 gennaio 2027. Le norme armonizzate traducono quei requisiti in soluzioni: la UNI EN ISO 14120 per la progettazione dei ripari, la UNI EN ISO 14119 per i dispositivi di interblocco, la UNI EN ISO 13857 per le distanze di sicurezza che impediscono di raggiungere le zone pericolose.

Per le macchine costruite prima delle direttive vale l'Allegato V del D.Lgs. 81/08, richiamato dall'art. 70. Al punto 6 della Parte I chiede che gli elementi mobili pericolosi abbiano protezioni o sistemi protettivi che impediscano l'accesso alle zone pericolose o arrestino i movimenti prima che vi si possa accedere. Le protezioni devono essere robuste, non creare rischi aggiuntivi, non essere facilmente eluse o rese inefficaci, stare a distanza sufficiente dalla zona pericolosa e consentire gli interventi necessari limitando l'accesso al solo settore dove si lavora. Come adeguare le macchine datate è spiegato in attrezzature vecchie.

Tipi di protezione e quando si usano

La scelta dipende soprattutto da quanto spesso l'operatore deve entrare nella zona protetta. Un riparo fisso su una zona dove si interviene ogni ora verrà tolto e non rimesso; un riparo mobile su una zona dove non si entra mai è una spesa inutile.

TipoCome funzionaQuando è adattoPunto debole tipico
Riparo fissoRimovibile solo con un attrezzo; i fissaggi restano attaccati al riparo o alla macchinaTrasmissioni, cinghie, ingranaggi, zone a cui si accede solo in manutenzioneViene smontato e non rimontato, o fissato con viti perse
Riparo mobile interbloccatoUn dispositivo arresta i movimenti pericolosi all'apertura e impedisce l'avvio a riparo apertoZone di carico, cambio utensile, regolazioni frequentiMicrointerruttore escluso o spostato
Riparo interbloccato con bloccaggioIl riparo resta chiuso finché il movimento pericoloso non è cessatoMacchine con lunghi tempi di arresto, come centrifughe e mandrini pesantiSblocco di emergenza usato come apertura normale
Riparo regolabileSi adatta al pezzo in lavorazioneSeghe, pialle, trapani a colonnaLasciato tutto aperto per comodità
Dispositivi di protezione: barriere fotoelettriche, tappeti sensibili, comando a due maniArrestano la macchina quando rilevano la persona o tengono le mani lontanePresse, piegatrici, celle robotizzateMontati a distanza insufficiente rispetto al tempo di arresto

Il punto chiave del riparo fisso: deve poter essere aperto o smontato solo con utensili. Un carter fermato con galletti o con ganci a mano è, nei fatti, un riparo mobile senza interblocco.

Gli interblocchi: come funzionano e come vengono elusi

L'interblocco collega il riparo al sistema di comando. Aperto il riparo, i movimenti pericolosi si fermano; con il riparo aperto la macchina non riparte. Lo stesso principio è nell'Allegato V, punto 6, per le macchine non marcate CE.

L'interblocco è anche il dispositivo più manomesso, perché rallenta il lavoro. I metodi di elusione più frequenti sono noti a qualsiasi ispettore: nastro adesivo sul pulsante del finecorsa, magnete appoggiato sul sensore, chiave di azionamento di ricambio lasciata inserita, ponticello nel quadro elettrico. La norma UNI EN ISO 14119 chiede al costruttore di progettare l'interblocco in modo da ridurre gli incentivi e le possibilità di elusione, ad esempio con sensori codificati.

In azienda la manomissione va trattata come guasto grave. L'art. 20 del D.Lgs. 81/08 vieta ai lavoratori di rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza. Il preposto, per l'art. 19, deve vigilare e intervenire. Ma se l'elusione si ripete, la causa è spesso nella macchina o nell'organizzazione: un riparo che obbliga a fermarsi dieci volte l'ora per una regolazione va ripensato, non solo sorvegliato. Come impostare la vigilanza è spiegato in vigilanza del preposto.

Controllo rapido delle protezioni

Una lista che il preposto o il manutentore può usare in pochi minuti per macchina.

  • Tutti i ripari previsti dal manuale sono montati, integri e completi di tutti i fissaggi.
  • I ripari fissi si smontano solo con un attrezzo.
  • Aprendo ogni riparo mobile la macchina si ferma; con il riparo aperto non riparte.
  • Sensori e finecorsa non presentano nastro, magneti, fascette o tracce di manomissione.
  • Dalle aperture dei ripari non si raggiungono organi in movimento con le dita o la mano.
  • I ripari regolabili sono posizionati sul pezzo, non tutti aperti.
  • Barriere fotoelettriche e comandi a due mani funzionano e non sono stati spostati.
  • Le prove eseguite sono annotate nel registro con data e firma.

La frequenza dei controlli sui dispositivi di sicurezza la indica il manuale; il loro inserimento nel piano è spiegato nella pagina sulla manutenzione ordinaria.

Aggiungere o modificare protezioni

L'art. 71, comma 5, consente al datore di lavoro di modificare le macchine per migliorarne la sicurezza senza che questo costituisca nuova immissione sul mercato, purché non cambino modalità di utilizzo e prestazioni previste dal costruttore. Aggiungere un riparo fisso su una trasmissione scoperta o un interblocco su uno sportello è quindi possibile. Diverso è intervenire sul sistema di comando o sulle funzioni di sicurezza in modo da creare nuovi rischi: in quei casi la modifica può diventare sostanziale, come spiegato in attrezzature autocostruite o modificate.

Esempio: un laboratorio di falegnameria con 4 addetti ha una vecchia toupie senza marcatura CE con la cinghia di trasmissione scoperta sul retro. Il tecnico progetta un carter in lamiera fissato con viti, verifica con la UNI EN ISO 13857 che le aperture di ventilazione non permettano di raggiungere la cinghia, aggiorna la scheda della macchina e annota l'intervento nel registro. Nessun cambiamento di uso o prestazioni: è un miglioramento ammesso.

Le protezioni sono il primo livello di difesa, non l'unico: l'arresto di emergenza è una misura complementare, che non sostituisce un riparo. Requisiti e prove sono nella pagina sui pulsanti di emergenza.

Domande frequenti

Posso togliere un riparo per lavorare un pezzo particolare?

No, se il manuale non lo prevede. Se una lavorazione ricorrente non si può fare con il riparo montato, la soluzione va cercata con il fabbricante o con un tecnico: maschere, spingipezzo, ripari regolabili o un'altra macchina. Lavorare senza riparo, anche "solo per un pezzo", espone il lavoratore al rischio e il datore di lavoro e il preposto a responsabilità.

Chi risponde se il lavoratore ha manomesso l'interblocco?

Il lavoratore viola l'art. 20, ma la responsabilità non si ferma a lui. Il datore di lavoro deve mettere a disposizione macchine sicure e mantenerle tali, e il preposto deve vigilare. Se la manomissione era evidente o ripetuta e nessuno è intervenuto, l'organo di vigilanza la contesta di regola anche all'azienda. Controlli periodici registrati sono la prima difesa.

Che differenza c'è tra riparo e dispositivo di protezione?

Il riparo è una barriera fisica, come un carter, una grata o una porta. Il dispositivo di protezione non impedisce fisicamente l'accesso, ma riduce il rischio da solo o insieme a un riparo: barriere fotoelettriche, tappeti sensibili, comandi a due mani. I dispositivi funzionano solo se installati alla distanza giusta rispetto al tempo di arresto della macchina, che va verificato.

Le protezioni vanno controllate anche se la macchina è nuova?

Sì. La marcatura CE garantisce che la macchina era conforme alla consegna, non che resti tale. Ripari smontati per la manutenzione e non rimontati, sensori spostati e viti perse sono problemi che compaiono con l'uso. Per questo i controlli dei dispositivi di sicurezza vanno inseriti nel piano di manutenzione e nella lista quotidiana dell'operatore.

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