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Guida Sicurezza 81

Vigilanza del preposto: come controllare e come intervenire

Vigilanza del preposto in pratica: cosa osservare, come organizzare i giri, la scala di intervento dal richiamo allo stop e un foglio per i controlli.

La vigilanza del preposto consiste nel controllare, durante il lavoro, che i colleghi rispettino procedure e istruzioni e usino i DPI. Se qualcuno sbaglia, il preposto deve intervenire con indicazioni precise; se l’inosservanza continua, deve interrompere l’attività del lavoratore e informare i superiori (art. 19, lett. a). Servono giri regolari, criteri chiari e qualche annotazione.

Cosa chiede la legge, in sintesi

L’art. 19, lett. a, del D.Lgs. 81/08 chiede al preposto di «sovrintendere e vigilare» sull’osservanza degli obblighi di legge e delle disposizioni aziendali, compreso l’uso dei mezzi di protezione collettivi e dei DPI. Dopo la Legge 215/2021 la norma descrive anche cosa fare davanti a un comportamento non conforme: intervenire «fornendo le necessarie indicazioni di sicurezza» e, in caso di persistenza, interrompere l’attività del lavoratore. Il testo è nel testo coordinato dell’art. 19.

L’elenco completo degli obblighi è nella pagina sugli obblighi del preposto, il quadro generale della figura nella pagina sul preposto e la sicurezza. Qui si parla solo di come vigilare.

La norma non stabilisce una frequenza dei controlli. Si richiede una vigilanza effettiva, adeguata ai rischi e all’organizzazione: un giro al giorno può bastare in un ufficio, non in un cantiere con lavori in quota.

Cosa osservare: i comportamenti che contano

Il preposto non deve controllare tutto con la stessa attenzione. Conviene concentrarsi sui comportamenti legati ai rischi principali del DVR e sulle scorciatoie che, ripetute, diventano abitudine. La tabella propone esempi per alcuni settori.

SettoreComportamenti da osservarePerché
Officina o laboratorioRipari smontati, guanti vicino a organi rotanti, occhiali non indossati alla molaRischio di contatto e proiezione di schegge
MagazzinoCarrello guidato senza cintura, carichi oltre la portata, persone a piedi nelle corsie dei mezziRibaltamento e investimento
CantiereImbracatura non agganciata, parapetti rimossi, casco tolto in area di sollevamentoCaduta dall’alto e caduta di materiali
RistorazioneColtelli lasciati nel lavello, pavimenti bagnati senza segnalazione, friggitrice senza guantiTagli, scivolamenti, ustioni
NegozioScale improvvisate per gli scaffali alti, scatoloni nelle vie di esodoCadute e intralcio in emergenza
PulizieMiscelazione di prodotti, guanti assenti con prodotti corrosiviEsposizione chimica

Per i DPI il controllo ha tre livelli: il lavoratore li ha, li indossa correttamente, sono in buono stato. Un casco con il cinturino slacciato o una mascherina sotto il naso sono DPI presenti ma non usati. Il preposto non sceglie i DPI, ma segnala quando sono scomodi, rotti o inadatti: spesso il rifiuto di indossarli nasce da lì. Come scegliere e consegnare i DPI è spiegato nella pagina sui DPI.

Come organizzare i giri di controllo

Una vigilanza che si basa solo sull’occhio occasionale è difficile da dimostrare e lascia buchi. Un metodo semplice è stabilire momenti fissi e momenti a sorpresa.

  1. Inizio turno: verifica rapida di presenze, DPI e attrezzature, come indicato negli obblighi quotidiani.
  2. Fasi critiche: presenza durante le lavorazioni più rischiose, come sollevamenti, lavori in quota, uso di sostanze pericolose.
  3. Passaggi non programmati: uno o due giri in orari diversi, per vedere come si lavora davvero quando nessuno controlla.
  4. Nuovi arrivati: attenzione maggiore nelle prime settimane a neoassunti, stagionali, lavoratori in somministrazione.
  5. Cambiamenti: nuova macchina, nuovo prodotto, nuovo cliente o lavori di ditte esterne richiedono un controllo in più.

Esempio: in un’officina meccanica con sei operai, il capo officina fa il giro all’apertura, resta presente quando si usa il ponte sollevatore e passa dalla zona saldatura a metà mattina e a metà pomeriggio. Una volta alla settimana compila il foglio di osservazione descritto più avanti. In tutto sono pochi minuti al giorno, ma sufficienti a rendere la vigilanza visibile e dimostrabile.

La scala di intervento

Quando il preposto rileva un comportamento non conforme, la lettera a indica una progressione. Seguirla con coerenza evita sia il lassismo sia i conflitti inutili.

GradinoCosa fa il prepostoEsempio
1. OsservareNota il comportamento e ne valuta la gravitàUn operaio usa il flessibile senza occhiali
2. CorreggereInterviene subito, spiega il rischio e indica il modo corretto«Fermati un attimo, metti gli occhiali: se si rompe il disco ti finisce negli occhi»
3. FermareSe l’inosservanza persiste o le indicazioni non vengono attuate, interrompe l’attività del lavoratoreMezz’ora dopo lo stesso operaio è di nuovo senza occhiali: lo allontana dalla postazione
4. InformareComunica l’accaduto ai superiori diretti e lo annotaMessaggio al titolare e nota sul foglio di osservazione

Il gradino 2 non è facoltativo: un richiamo generico come «state attenti» non soddisfa la norma, che chiede indicazioni di sicurezza precise. Il gradino 3 non è una punizione, ma una misura per impedire che il rischio continui; eventuali provvedimenti disciplinari spettano al datore di lavoro. Se il problema non è il comportamento ma una carenza di mezzi o un pericolo, si applica invece la lettera f-bis, trattata nella pagina sull’interruzione dell’attività per pericolo grave.

Quando il comportamento scorretto è di tutti

Se l’intera squadra adotta la stessa scorciatoia, il problema di solito non è il singolo. Può essere una procedura irrealistica, un DPI scomodo o un tempo di lavoro troppo stretto. Il preposto deve comunque intervenire, ma è il caso tipico da segnalare al datore di lavoro perché la procedura o l’organizzazione vengano riviste.

Il foglio di osservazione

La legge non impone un registro della vigilanza, ma una traccia scritta aiuta in caso di controllo o di infortunio. Un foglio settimanale per reparto può contenere:

  • data e reparto, nome del preposto;
  • comportamenti osservati, con una spunta conforme o non conforme;
  • richiami fatti, con nome del lavoratore e indicazione data;
  • interruzioni dell’attività, con ora e persona informata;
  • segnalazioni di DPI o attrezzature da sistemare;
  • osservazioni per il datore di lavoro o l’RSPP.

Il foglio va conservato e rivisto periodicamente con l’RSPP: se gli stessi richiami si ripetono, la formazione o le istruzioni operative vanno rinforzate. Le schede di osservazione sono anche uno strumento per verificare l’efficacia della formazione, come indicato nella pagina sulla formazione sicurezza del datore di lavoro.

Errore tipico: la vigilanza solo a voce

L’errore più comune è un preposto che interviene davvero, ma non lascia alcuna traccia. Dopo un infortunio, la domanda sarà se la vigilanza era effettiva: senza annotazioni restano solo testimonianze, spesso discordanti. Bastano due righe a settimana per cambiare la situazione.

Domande frequenti

Il preposto deve essere sempre presente accanto ai lavoratori?

No. La legge chiede una vigilanza effettiva, non una sorveglianza continua di ogni persona. La frequenza dipende dai rischi: nelle lavorazioni più pericolose la presenza deve essere più assidua, nelle attività a basso rischio bastano controlli periodici. Se il preposto non può seguire un gruppo di lavoro, ad esempio una squadra in un altro cantiere, quel gruppo deve avere un proprio preposto.

Il preposto può usare le telecamere per vigilare?

Le telecamere non sostituiscono la vigilanza in presenza e sono soggette all’art. 4 dello Statuto dei lavoratori: si possono installare per esigenze di sicurezza solo con accordo sindacale o, in mancanza, con autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro. Restano inoltre gli obblighi in materia di privacy. Il preposto non può decidere da solo di installarle.

Cosa fa il preposto se il lavoratore che sbaglia è più anziano o è un socio?

Gli obblighi della lettera a non cambiano in base all’anzianità o alla qualifica del lavoratore. Il preposto corregge, e se necessario ferma, anche il collega esperto o il socio lavoratore. Se l’azienda non sostiene il preposto in questi casi, la vigilanza diventa impossibile: è un punto da chiarire con il datore di lavoro al momento dell’individuazione.

Ogni richiamo va messo per iscritto?

Non è un obbligo di legge, ma conviene annotare almeno i richiami per comportamenti a rischio serio e tutte le interruzioni dell’attività. Il foglio di osservazione settimanale è sufficiente: poche righe con data, nome e indicazione data. Le annotazioni vanno usate per migliorare procedure e formazione, non come elenco di colpe da raccogliere.

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