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Guida Sicurezza 81

Luci di emergenza obbligatorie: dove servono e come controllarle

Luci di emergenza obbligatorie sul lavoro: quando servono secondo il D.Lgs. 81/08 e il minicodice, dove installarle, verifiche CEI UNI 11222 e registro.

Le luci di emergenza sono obbligatorie lungo le vie e le uscite di emergenza che, se manca la corrente, resterebbero al buio. Lo prevede il punto 1.5.11 dell'Allegato IV del D.Lgs. 81/08, e il D.M. 3 settembre 2021 lo ripete per i luoghi a basso rischio. Vanno verificate periodicamente e gli esiti vanno annotati in un registro.

Quando le luci di emergenza sono obbligatorie

Il D.Lgs. 81/08 non chiede una lampada di emergenza in ogni stanza. Il punto 1.5.11 dell'Allegato IV stabilisce che le vie e le uscite di emergenza che richiedono un'illuminazione devono essere dotate di un'illuminazione di sicurezza di intensità sufficiente, che entri in funzione in caso di guasto dell'impianto elettrico. Il criterio è quindi funzionale: conta se, al buio, le persone riuscirebbero a trovare l'uscita.

Per i luoghi a basso rischio di incendio, il punto 4.2 dell'Allegato I del D.M. 3 settembre 2021 precisa che l'impianto di illuminazione di sicurezza deve essere installato lungo le vie d'esodo quando l'illuminazione naturale può risultare insufficiente, anche solo occasionalmente. «Occasionalmente» comprende le giornate buie d'inverno, i turni serali e i locali senza finestre. Fuori dal basso rischio, l'illuminazione di sicurezza si progetta con il Codice di prevenzione incendi o con la regola tecnica dell'attività. Il test per capire in quale caso ci si trova è nella guida al rischio incendio.

SituazioneServe l'illuminazione di sicurezza?Motivo
Negozio con orario fino a sera, corridoio verso l'uscita sul retro senza finestreSìIl percorso resta al buio se manca la corrente
Ufficio al piano terra, una stanza con vetrate e uscita diretta, solo orario diurnoDa valutareL'illuminazione naturale può bastare, ma va motivato nella valutazione
Magazzino senza finestre o con finestre alteSìLe scaffalature creano zone buie anche di giorno
Scale interne verso l'uscitaSì, di normaUna caduta al buio durante l'esodo è il rischio tipico
Locale tecnico o centrale termicaConsigliataChi interviene in emergenza deve vedere quadri e valvole

Esempio: un bar aperto fino alle 23, con sala, bagno cieco e uscita secondaria attraverso il magazzino. Servono lampade almeno sopra le due uscite, lungo il passaggio nel magazzino e nel bagno, dove un cliente resterebbe al buio. La scelta va riportata nella valutazione del rischio incendio.

Dove installare le lampade

La UNI EN 1838 è la norma richiamata dal minicodice per i requisiti illuminotecnici. Nella pratica le lampade si collocano nei punti in cui una persona deve prendere una decisione o rischia di inciampare:

  • sopra ogni uscita di emergenza e ogni porta lungo il percorso;
  • in corrispondenza dei cambi di direzione e degli incroci dei corridoi;
  • vicino a ogni rampa di scale, in modo che ogni gradino sia illuminato;
  • vicino ai cambi di livello del pavimento;
  • in prossimità di estintori, idranti, pulsanti di allarme e cassetta di primo soccorso;
  • all'esterno dell'uscita, fino a un luogo sicuro, quando il piazzale è buio.

Molte lampade per uscite hanno il pittogramma verde dell'uscita: sono segnali luminosi che rientrano anche nella segnaletica di sicurezza antincendio. Il cartello fotoluminescente non sostituisce l'illuminazione del percorso: indica la direzione ma non illumina il pavimento. Il collegamento tra luci, porte e percorsi è approfondito nella pagina sulle uscite di emergenza.

Lampade autonome o impianto centralizzato

Nelle piccole attività si usano quasi sempre apparecchi autonomi, ciascuno con la propria batteria. Negli edifici più grandi si trova anche l'impianto centralizzato, con batterie in un unico punto e linee dedicate. Le lampade possono essere solo emergenza, accese solo quando manca la corrente, oppure sempre accese, utili nei locali aperti al pubblico dove il segnale di uscita deve essere visibile in ogni momento.

SoluzioneVantaggiPunti di attenzione
Apparecchi autonomiCosto basso, installazione semplice, nessun guasto centraleBatterie da controllare una per una
Apparecchi con autodiagnosiTest automatici, segnalazione del guasto con spiaQualcuno deve leggere le spie o i rapporti
Impianto centralizzatoGestione in un solo puntoUn guasto alla centrale coinvolge tutte le lampade

L'installazione e le modifiche dell'impianto elettrico, comprese le linee delle lampade di emergenza, vanno affidate a un'impresa abilitata. Il legame tra impianto elettrico e incendio è trattato nella pagina sugli impianti elettrici e il rischio incendio.

Verifiche periodiche: cosa prevede la CEI UNI 11222

La CEI UNI 11222:2013 è la norma tecnica sulle procedure di verifica e manutenzione periodica degli impianti di illuminazione di sicurezza. Prevede tre tipi di verifica, con periodicità indicate in un prospetto della norma:

VerificaCosa controllaChi la fa di solito
Verifica generaleIntegrità degli apparecchi, posizione, segnali, corrispondenza con il progettoTecnico incaricato
Verifica di funzionamentoChe la lampada si accenda quando manca la tensione di reteTecnico incaricato o sistema di autodiagnosi
Verifica dell'autonomiaChe la batteria mantenga la luce per la durata prevista dal progettoTecnico incaricato o sistema di autodiagnosi

Tra una verifica e l'altra c'è la sorveglianza interna prevista dal D.M. 1 settembre 2021: un lavoratore istruito controlla con una lista che le spie di ricarica siano accese, che nessuna lampada sia rotta o coperta e che i segnali di uscita siano leggibili. È un controllo rapido che intercetta il problema più comune, cioè la lampada con la batteria esaurita che nessuno ha notato.

La verifica di autonomia scarica le batterie: va programmata in un orario in cui i locali sono vuoti o comunque illuminati, perché per alcune ore dopo la prova le lampade non garantiscono la piena durata. Le batterie hanno una vita limitata e vanno sostituite quando la prova di autonomia non raggiunge la durata prevista.

Il registro dell'illuminazione di sicurezza

La CEI UNI 11222 chiede un registro con almeno questi contenuti:

  1. data di messa in servizio dell'impianto;
  2. documentazione tecnica delle eventuali modifiche;
  3. numero di serie o altro codice identificativo degli apparecchi;
  4. dati identificativi dell'operatore che esegue le verifiche;
  5. firma leggibile dell'operatore.

Nel registro vanno annotati interventi, verifiche e anomalie. Per gli impianti con autodiagnosi, i rapporti del sistema o la lettura delle spie possono integrare o, dove possibile, sostituire le annotazioni manuali. Nelle piccole aziende conviene tenere queste annotazioni dentro il registro dei controlli antincendio, con una sezione dedicata: un solo documento da mostrare in caso di controllo.

Checklist rapida per il titolare:

  • Ogni lampada ha un numero, riportato anche su una planimetria.
  • Esiste un contratto o un incarico per le verifiche periodiche.
  • L'ultima verifica di autonomia è annotata con esito.
  • Le lampade guaste sono state sostituite e la sostituzione è registrata.
  • Dopo lavori di ristrutturazione o nuove pareti, la copertura è stata ricontrollata.

Errori tipici trovati durante i controlli

Gli errori più frequenti sono pratici, non documentali. Lampade con la spia spenta da mesi perché la linea di alimentazione è stata scollegata durante un lavoro. Nuovi scaffali o una parete in cartongesso che nascondono una lampada. Cartello di uscita luminoso che punta verso una porta ormai chiusa. Registro con la data di installazione e nessuna verifica successiva.

Un controllo semplice: una sera, a fine turno, si toglie la corrente dal quadro generale con i locali vuoti e si percorre la via di esodo. Se un tratto resta al buio, lì manca una lampada o una non funziona. La prova va fatta in sicurezza e annotata. I testi ufficiali sono sul sito dei Vigili del Fuoco per i decreti del 2021 e su Normattiva per il D.Lgs. 81/08.

Domande frequenti

Un piccolo ufficio deve avere le luci di emergenza?

Dipende dai percorsi. Se le vie di esodo possono restare al buio in caso di blackout, per esempio un corridoio cieco o un ufficio usato anche di sera, l'illuminazione di sicurezza è richiesta dall'Allegato IV del D.Lgs. 81/08 e, nei luoghi a basso rischio, dal D.M. 3 settembre 2021. Se l'ufficio ha uscita diretta e illuminazione naturale sufficiente in ogni orario di lavoro, la valutazione può concludere diversamente, ma va scritta.

Quanto deve durare la luce di emergenza?

La durata, detta autonomia, è stabilita dal progetto dell'impianto in base alla norma tecnica applicabile e al tempo necessario per l'esodo. Ogni apparecchio riporta l'autonomia dichiarata dal costruttore. La verifica di autonomia prevista dalla CEI UNI 11222 serve a confermare che le batterie la garantiscano ancora: se non la raggiungono, vanno sostituite.

Le lampade con autodiagnosi vanno comunque controllate?

Sì. L'autodiagnosi esegue in automatico i test di funzionamento e di autonomia, ma qualcuno deve leggere le spie o i rapporti e intervenire sui guasti. La CEI UNI 11222 consente di usare i rapporti dell'autodiagnosi per integrare o sostituire il registro, non di ignorarli. La verifica generale sull'integrità e la posizione degli apparecchi resta necessaria.

Il cartello fotoluminescente sostituisce la lampada di emergenza?

No. Il cartello fotoluminescente indica la direzione dell'uscita quando manca la luce, ma non illumina il pavimento, gli ostacoli e i gradini. L'Allegato IV del D.Lgs. 81/08 chiede un'illuminazione di sicurezza di intensità sufficiente sui percorsi che ne hanno bisogno. Cartelli fotoluminescenti e lampade sono complementari, non alternativi.

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