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Guida Sicurezza 81

Stoccaggio prodotti chimici: norme e regole pratiche in azienda

Stoccaggio dei prodotti chimici in azienda: norme del D.Lgs. 81/08, incompatibilità dalla scheda di sicurezza, armadi, travasi, cartelli e kit sversamenti.

Lo stoccaggio dei prodotti chimici in azienda segue tre regole: tenere nei reparti solo la quantità necessaria, separare i prodotti incompatibili indicati nelle sezioni 7 e 10 della scheda di sicurezza, usare contenitori chiusi ed etichettati. Le norme sono l'art. 224 del D.Lgs. 81/08 e gli Allegati IV e XXVI; sopra certe quantità si aggiungono le regole antincendio.

Quali norme regolano lo stoccaggio

La valutazione del rischio chimico, con il giudizio di rischio basso e irrilevante, è spiegata nella guida al rischio chimico. Qui interessa una conseguenza spesso trascurata: le regole sul deposito dei prodotti non dipendono da quel giudizio.

L'art. 224, comma 1, del D.Lgs. 81/08 chiede sempre di ridurre al minimo la quantità di agenti presenti, in funzione delle necessità di lavorazione (lettera f), e di adottare metodi di lavoro che garantiscano la sicurezza nella manipolazione, nell'immagazzinamento e nel trasporto degli agenti chimici e dei rifiuti che li contengono (lettera g). Queste misure generali si applicano anche quando il rischio risulta basso e irrilevante.

Se invece il rischio non è basso e irrilevante, l'art. 225, comma 4, aggiunge misure tecniche e organizzative per stoccare, manipolare e isolare gli agenti incompatibili, e chiede di evitare concentrazioni pericolose di sostanze infiammabili e quantità pericolose di sostanze instabili.

Completano il quadro l'Allegato IV, che chiede recipienti a tenuta e ben chiusi per i prodotti tossici o caustici (punto 2.1.1), vieta di accumulare nei locali di lavoro più del necessario (punto 2.1.2) e chiede locali areati e distanziati per i materiali che possono reagire tra loro (punto 4.9), e l'Allegato XXVI sull'etichettatura dei contenitori e delle aree di deposito. Per i liquidi infiammabili e i gas contano anche le soglie del D.P.R. 151/2011, trattate nella pagina sui depositi di materiali infiammabili.

Leggere le incompatibilità nella scheda di sicurezza

L'etichetta dice quanto è pericoloso un prodotto, ma quasi mai con che cosa non va tenuto. Le informazioni stanno nella scheda dati di sicurezza: la sezione 7 indica le condizioni per lo stoccaggio sicuro, comprese le incompatibilità; la sezione 10 elenca le condizioni da evitare, i materiali incompatibili e i prodotti di decomposizione pericolosi. Come procurarsi e archiviare le schede è spiegato nella pagina sulle schede dati di sicurezza.

La tabella raccoglie le famiglie che si incontrano più spesso nelle piccole imprese. È un orientamento: per ogni prodotto prevale quanto scritto nella sua scheda.

FamigliaEsempi frequentiTenere separata daChe cosa può succedere
Ipocloriticandeggina, detergenti al cloro attivoacidi, prodotti a base di ammoniacasviluppo di cloro o cloramine, gas irritanti
Acididisincrostanti, acido cloridrico, decapantiipocloriti, basi forti, alcuni metallireazioni violente, gas tossici
Basi fortisgorganti alla soda, sgrassatori fortemente alcaliniacidi, alluminio e metalli leggeriforte calore, sviluppo di idrogeno con l'alluminio
Ossidantiperossido di idrogeno, persolfati, decolorantiinfiammabili, combustibili, materiale organicoinnesco o aggravamento di un incendio
Liquidi infiammabilisolventi, diluenti, alcol, bombolette sprayossidanti, fonti di calore e di scintilleincendio, vapori che si accumulano in basso
Gas in bomboleossigeno, acetilene, GPLossigeno separato dai gas combustibili, oli e grassi lontani dall'ossigenoincendio, esplosione, caduta della bombola

Esempio: lo scaffale del ripostiglio

Esempio: un'impresa di servizi con 8 addetti tiene sullo stesso ripiano candeggina, disincrostante acido, sgorgante alla soda, alcol denaturato e bombolette di lubrificante. Una sola confezione che perde può mettere a contatto acido e candeggina.

La riorganizzazione prevede tre zone: acidi da una parte, candeggina e basi dall'altra, ciascuna con la propria vaschetta di raccolta; infiammabili e bombolette in un armadietto chiuso lontano dal quadro elettrico e da fonti di calore. Nel DVR si annota la disposizione con una piantina e la si verifica a ogni nuovo prodotto inserito nel registro dei prodotti chimici.

Dove e come conservare: scaffali, armadi, vasche

La prima misura è la quantità. Nei reparti resta ciò che serve per il turno o per la giornata; il resto sta nel magazzino o in un locale dedicato. Meno prodotto in giro significa meno conseguenze se qualcosa si rompe o prende fuoco.

Per la disposizione valgono alcune regole pratiche:

  • corrosivi e liquidi in basso, mai sopra l'altezza degli occhi, perché una confezione che cade o perde dall'alto finisce sul viso;
  • una vasca di contenimento sotto i contenitori di liquidi, con vasche separate per i gruppi incompatibili: una vasca comune raccoglie le perdite e le mescola;
  • contenitori originali chiusi, con il tappo integro, lontani dalla luce solare diretta e dalle temperature indicate come da evitare nella scheda;
  • bombole in piedi, fissate con catenella o rastrelliera, con il cappellotto di protezione quando non sono collegate;
  • nessun prodotto chimico vicino ad alimenti e bevande, né conservato in contenitori alimentari;
  • accesso limitato a chi è stato informato e formato sui prodotti.

Gli armadi di sicurezza per liquidi infiammabili conformi alla UNI EN 14470-1 hanno una resistenza al fuoco dichiarata; per le bombole esiste la UNI EN 14470-2. Per acidi e basi si usano armadi con ripiani resistenti alla corrosione e scomparti separati. Un armadio aspirato deve scaricare all'esterno, non nel locale. Le regole generali su scaffalature e portate sono nella pagina sulla sicurezza in magazzino.

Travasi e contenitori secondari

Il travaso è il punto debole di molte aziende: il prodotto concentrato arriva etichettato, ma la soluzione diluita finisce in uno spruzzino anonimo o, peggio, in una bottiglia d'acqua. L'Allegato XXVI del D.Lgs. 81/08 chiede che i recipienti usati sul luogo di lavoro con sostanze o miscele classificate pericolose dal Regolamento CLP riportino i pittogrammi di pericolo pertinenti.

La norma prevede un'eccezione e un'alternativa. Non serve l'etichetta sui recipienti usati per breve tempo o il cui contenuto cambia di frequente, purché informazione e formazione garantiscano un livello di protezione equivalente. L'etichetta può inoltre essere sostituita da un cartello di avvertimento dell'Allegato XXV con lo stesso pittogramma. Nella pratica conviene un'etichetta adesiva con nome del prodotto, diluizione e pittogrammi, preparata una volta per ogni spruzzino o tanica. Gli elementi da riportare sono spiegati nella pagina sull'etichettatura.

Segnaletica dell'area di deposito

Le aree, i locali o i recinti in cui sono depositate quantità ingenti di sostanze o miscele pericolose vanno segnalati con un cartello di avvertimento o con l'etichetta del punto 1 dell'Allegato XXVI, posto vicino all'area o sulla porta del locale. Può bastare l'etichettatura dei singoli imballaggi, se ben visibile. La norma non fissa un numero per "ingenti": la valutazione decide, e un locale dedicato ai prodotti chimici di solito il cartello lo merita. Per infiammabili e gas servono anche i divieti di fumare e di usare fiamme libere.

Sversamenti: kit e procedura

La sezione 6 della scheda indica come contenere e raccogliere un rilascio accidentale. Il kit va costruito su quella base e tenuto vicino al deposito, non chiuso in un ufficio. Di solito contiene:

  1. assorbente adatto ai prodotti presenti: universale, specifico per oli o per acidi e basi;
  2. cuscini o barriere per fermare il liquido prima che raggiunga uno scarico;
  3. paletta e scopa, antiscintilla se ci sono infiammabili;
  4. sacchi e un contenitore chiudibile ed etichettato per l'assorbente usato;
  5. guanti e occhiali indicati nella sezione 8 della scheda.

L'assorbente contaminato da sostanze pericolose è un rifiuto pericoloso e segue le regole descritte nella pagina su rifiuti e smaltimento dei prodotti chimici. Quando il rischio non è basso e irrilevante, l'art. 226 chiede procedure di emergenza specifiche, con esercitazioni periodiche.

Errore tipico in ispezione e checklist

L'errore più visto è il prodotto diluito in una bottiglia di bevanda senza etichetta. Seguono l'armadio per infiammabili usato anche per gli acidi, che ne corrodono i ripiani, e la vasca unica sotto prodotti incompatibili. Una verifica rapida del deposito:

  • quantità nei reparti limitate al fabbisogno del turno o della giornata
  • prodotti incompatibili separati secondo le sezioni 7 e 10 delle schede
  • vasche di contenimento distinte per gruppo
  • contenitori di travaso etichettati
  • infiammabili in armadio o locale dedicato, lontani da inneschi
  • bombole fissate e con cappellotto
  • cartello sull'area di deposito
  • kit sversamenti completo e vicino al deposito

Domande frequenti

Candeggina e disincrostante possono stare nello stesso armadio?

Meglio di no, o almeno non sullo stesso ripiano né nella stessa vasca di raccolta. La candeggina a contatto con un acido sviluppa cloro, un gas irritante per le vie respiratorie. Se l'armadio è uno solo, si separano i due prodotti su ripiani diversi, ognuno con la propria vaschetta, e si verifica nella sezione 10 delle schede quali altri prodotti presenti sono incompatibili.

Quanta quantità di prodotto si può tenere in reparto?

Non esiste un numero valido per tutti. L'art. 224 chiede di ridurre le quantità al minimo necessario per la lavorazione e l'Allegato IV vieta di accumulare nei locali più di quanto strettamente serve. Una regola pratica è il fabbisogno del turno o della giornata. Per liquidi infiammabili e gas vanno inoltre controllate le soglie antincendio del D.P.R. 151/2011.

Lo spruzzino con il prodotto diluito va etichettato?

Sì, se la soluzione è ancora classificata pericolosa. L'Allegato XXVI chiede i pittogrammi sui recipienti usati sul luogo di lavoro. L'eccezione riguarda solo i recipienti usati per breve tempo o con contenuto che cambia spesso, a condizione che informazione e formazione garantiscano una protezione equivalente. Un'etichetta con nome, diluizione e pittogrammi è la soluzione più semplice da dimostrare.

Serve un locale dedicato per i prodotti chimici?

Non sempre. Per piccole quantità bastano spesso armadi chiusi e separati per gruppo, con vasche di raccolta. Un locale dedicato diventa la scelta più sensata quando le quantità crescono, quando ci sono prodotti molto pericolosi o quando servono ventilazione e controllo degli accessi. Sopra le soglie del D.P.R. 151/2011 il deposito è soggetto anche ai controlli dei Vigili del Fuoco.

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