Etichetta dei prodotti chimici: come leggerla e cosa indica
Etichetta dei prodotti chimici secondo il CLP: identificatori, pittogrammi, avvertenza, frasi H e P, codice UFI e regole per i contenitori di travaso.
L'etichetta di un prodotto chimico pericoloso si legge in quattro passaggi: chi lo fornisce e che cosa contiene, i pittogrammi, l'avvertenza «Pericolo» o «Attenzione», le frasi H che descrivono il pericolo e i consigli P che dicono come comportarsi. In azienda conta anche il dopo: ogni contenitore in cui il prodotto viene travasato deve restare riconoscibile.
Gli elementi dell'etichetta CLP
L'etichetta è la versione breve della scheda dati di sicurezza ed è disciplinata dal regolamento (CE) 1272/2008, detto CLP. Il capitolo sul rischio chimico spiega come etichetta e scheda entrano nella valutazione; questa pagina insegna a leggere l'etichetta e a usarla nel lavoro di ogni giorno.
L'art. 17 del CLP elenca gli elementi che un prodotto classificato pericoloso deve riportare. La tabella li mette nell'ordine in cui conviene leggerli.
| Elemento | Dove si trova | Cosa dice a chi lavora |
|---|---|---|
| Nome, indirizzo e telefono del fornitore | In genere in basso o sul retro | A chi chiedere la scheda di sicurezza e informazioni |
| Identificatori del prodotto | Vicino al nome commerciale | Nome della miscela e sostanze pericolose che contribuiscono alla classificazione |
| Pittogrammi | Rombi con bordo rosso e simbolo nero | Il tipo di pericolo a colpo d'occhio |
| Avvertenza | Accanto ai pittogrammi | «Pericolo» per le categorie più gravi, «Attenzione» per le meno gravi |
| Indicazioni di pericolo (frasi H) | Testo con codice H | Natura e gravità del pericolo |
| Consigli di prudenza (frasi P) | Testo con codice P | Come usare, conservare, intervenire e smaltire |
| Informazioni supplementari | Spesso con codice EUH | Pericoli o avvertenze previsti solo dalla normativa europea |
| Codice UFI | Testo «UFI:» seguito da 16 caratteri | Identificativo per i centri antiveleni |
| Quantità nominale | Vicino al nome | Obbligatoria per le confezioni destinate al pubblico |
L'etichetta deve essere in italiano per i prodotti immessi sul mercato italiano. Il fornitore può aggiungere altre lingue, ma il testo italiano deve esserci.
Frasi H e frasi P: leggere i codici
I codici delle frasi non sono numeri casuali. La prima cifra dopo la lettera indica il gruppo, e questo permette di orientarsi anche senza leggere tutto il testo.
- H200-H299, pericoli fisici: esplosivi, infiammabili, comburenti, gas sotto pressione, corrosivi per i metalli. Esempio: H225, liquido e vapori facilmente infiammabili.
- H300-H399, pericoli per la salute: tossicità, corrosione o irritazione, sensibilizzazione, effetti cancerogeni o sulla riproduzione. Esempio: H314, provoca gravi ustioni cutanee e gravi lesioni oculari.
- H400-H499, pericoli per l'ambiente acquatico e per lo strato di ozono.
Le frasi P seguono la stessa logica: P1 indicazioni generali, P2 prevenzione, P3 reazione in caso di incidente, P4 conservazione, P5 smaltimento. In etichetta ne compaiono in genere non più di sei, scelte dal fornitore tra le più pertinenti; l'elenco completo è nella sezione 2 della scheda dati di sicurezza.
Per un datore di lavoro le frasi più importanti da intercettare subito sono quelle che cambiano il regime giuridico: H340 e H341 (mutageni), H350 e H351 (cancerogeni), H360 e H361 (tossici per la riproduzione). Le categorie 1A e 1B, indicate da H340, H350 e H360, portano il prodotto nel Capo II del Titolo IX, con regole più severe di quelle del rischio chimico ordinario. Anche le frasi H317 e H334 (sensibilizzanti per la pelle e per le vie respiratorie) meritano attenzione, perché sono all'origine di dermatiti e asme professionali.
Il codice UFI e le revisioni del CLP
Il codice UFI (identificatore unico di formula) compare sulle miscele classificate per pericoli per la salute o fisici, per le quali il fornitore ha trasmesso le informazioni previste dall'Allegato VIII del CLP. In caso di ingestione o contatto accidentale, chi chiama il centro antiveleni dovrebbe leggere il codice UFI: permette di risalire alla composizione esatta della miscela. Per questo l'etichetta del contenitore originale va conservata integra.
Il regolamento CLP è stato modificato dal regolamento (UE) 2024/2865, che introduce tra l'altro regole di formato per l'etichetta, come la dimensione minima dei caratteri. L'applicazione di una parte di queste regole è stata poi rinviata dal regolamento (UE) 2025/2439. Per chi usa i prodotti non cambia il metodo di lettura; chi riconfeziona o rietichetta prodotti per rivenderli deve invece verificare le date applicabili con il proprio fornitore o consulente.
I prodotti cosmetici, come tinture e decoloranti usati dai parrucchieri, seguono un proprio regolamento e sono esclusi dalle regole di etichettatura del CLP. Questo non li esclude dalla valutazione del rischio chimico sul lavoro: le informazioni si ricavano dalle istruzioni del produttore e dalle schede che molti fornitori professionali mettono a disposizione.
Contenitori di travaso: le regole in azienda
Il problema pratico più frequente non riguarda l'etichetta originale, ma ciò che succede dopo. L'art. 227, comma 3, del D.Lgs. 81/08 chiede che contenitori e condutture con agenti chimici pericolosi, quando non sono contrassegnati secondo il Titolo V, abbiano contenuto e rischi chiaramente identificabili. L'Allegato XXVI specifica che recipienti e contenitori di stoccaggio di sostanze o miscele pericolose devono riportare i pittogrammi pertinenti del CLP; l'etichetta può essere sostituita da cartelli di avvertimento con lo stesso pittogramma.
La regola non si applica ai recipienti usati per breve durata e a quelli il cui contenuto cambia spesso, a condizione di adottare misure alternative idonee, come informazione e formazione, che garantiscano lo stesso livello di protezione. Questa eccezione va scritta nella valutazione, non improvvisata.
| Situazione | Cosa fare |
|---|---|
| Flacone spruzzatore riempito ogni giorno con lo stesso detergente diluito | Etichetta fissa con nome del prodotto, pittogrammi e diluizione |
| Tanica di stoccaggio di solvente travasato dal fusto | Etichetta con nome, pittogrammi e frasi principali, come l'originale |
| Secchio usato per pochi minuti durante una lavorazione | Possibile eccezione per breve durata, con regola scritta e addetti formati |
| Contenitore da laboratorio con contenuto che cambia spesso | Eccezione possibile con procedura scritta e identificazione del contenuto in uso |
| Bottiglia di acqua minerale riutilizzata | Da vietare sempre: rischio di ingestione accidentale |
| Area o locale con quantità significative di prodotti pericolosi | Cartello di avvertimento vicino all'area o sulla porta, salvo che bastino le etichette delle confezioni |
Esempio: un'impresa di pulizia diluisce ogni mattina un disincrostante classificato corrosivo in flaconi spruzzatori da 750 ml. La regola aziendale prevede flaconi di un colore dedicato, etichetta adesiva prestampata con nome del prodotto, pittogramma della corrosione, avvertenza e diluizione, e un elenco dei flaconi in uso. Gli addetti ricevono l'informazione con firma, come indicato nella pagina sulle informazioni sui prodotti chimici. Le etichette adesive si possono ricavare dalla scheda di sicurezza, sezione 2.
Come organizzare scaffali, armadi e contenitori è spiegato nella pagina sulla conservazione dei prodotti chimici; il significato di ciascun simbolo è in pittogrammi di pericolo.
Errori tipici in ispezione
- Flaconi spruzzatori senza alcuna indicazione, con il prodotto riconoscibile solo dal colore del liquido.
- Etichette originali rovinate o coperte da altre etichette, con il codice UFI illeggibile.
- Prodotti ancora con i vecchi simboli arancioni, segno di giacenze molto vecchie e di schede non aggiornate.
- Eccezione per i contenitori di breve durata applicata di fatto, ma non scritta nella valutazione né spiegata agli addetti.
- Frasi H340, H350 o H360 presenti in etichetta e assenti dal DVR.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra «Pericolo» e «Attenzione»?
Sono le due avvertenze previste dal CLP. «Pericolo» indica le categorie di pericolo più gravi, «Attenzione» quelle meno gravi. Sull'etichetta ne compare una sola: se il prodotto ha pericoli di entrambi i livelli, prevale «Pericolo». L'avvertenza non sostituisce la lettura delle frasi H, che descrivono il pericolo concreto.
Devo rietichettare un prodotto che travaso in un altro contenitore?
Sì, se il contenitore resta in uso o viene stoccato: deve riportare almeno il nome del prodotto e i pittogrammi pertinenti, come chiede l'Allegato XXVI del D.Lgs. 81/08. L'eccezione vale solo per recipienti di breve durata o con contenuto che cambia spesso, purché la valutazione preveda misure alternative idonee, come informazione e formazione degli addetti.
Un prodotto senza pittogrammi è sicuro?
Non necessariamente. Alcune classificazioni di pericolo non prevedono pittogrammi: per esempio gli effetti sull'allattamento o attraverso l'allattamento (H362) compaiono in etichetta solo con la frase H. Prima di escludere un prodotto dalla valutazione controllate quindi le frasi H in etichetta e la classificazione nella sezione 2 della scheda di sicurezza. Anche un prodotto davvero non classificato può creare un rischio per il modo in cui è usato, per esempio se nebulizzato o riscaldato: leggete le istruzioni d'uso e, per i prodotti usati in quantità rilevanti, chiedete al fornitore la scheda informativa.
Chi è responsabile dell'etichetta?
Il fornitore che immette il prodotto sul mercato, cioè fabbricante, importatore, utilizzatore a valle o distributore, risponde dell'etichetta originale. Il datore di lavoro risponde invece dell'identificazione dei contenitori di travaso e dello stoccaggio in azienda, oltre che dell'informazione ai lavoratori sul significato delle etichette.
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