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Guida Sicurezza 81

Differenza tra prevenzione e protezione sul lavoro

Differenza tra prevenzione e protezione: la definizione dell'art. 2 del D.Lgs. 81/08, l'ordine delle misure dell'art. 15 ed esempi per piccole imprese.

La prevenzione agisce prima dell'evento e riduce la probabilità che un danno accada: eliminare un pericolo, sostituire un prodotto, organizzare il lavoro in modo diverso. La protezione si interpone tra il pericolo e la persona: un parapetto, un'aspirazione, un guanto. A seconda della misura riduce l'esposizione, e quindi la probabilità, come l'aspirazione o il guanto contro i prodotti chimici, oppure le conseguenze, come il casco. Nel DVR servono entrambe, e la prevenzione viene sempre prima.

Le definizioni: cosa dice il D.Lgs. 81/08

L'art. 2 del D.Lgs. 81/2008, alla lettera n), definisce la prevenzione come «il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali». È una definizione larga: comprende tutto ciò che serve a ridurre il rischio, comprese le misure organizzative e la formazione.

La protezione non ha una definizione propria nel Testo unico, ma compare nelle misure generali di tutela dell'art. 15, dove la lettera i) stabilisce «la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale». Nella pratica tecnica la distinzione si fa sulla leva del rischio: se R = P × D, la prevenzione abbassa soprattutto P, la protezione abbassa soprattutto D. Le due grandezze sono spiegate nella scheda sulla differenza tra pericolo e rischio.

Il pillar sulla valutazione dei rischi spiegata a chi non è tecnico riporta la gerarchia delle misure in sei livelli. Qui la usiamo per classificare correttamente le misure che si trovano in un DVR.

Prevenzione e protezione a confronto

AspettoPrevenzioneProtezione
Quando agiscePrima dell'eventoPrima dell'evento se blocca l'esposizione (aspirazione, respiratore, guanti chimici), durante o dopo se limita le conseguenze (casco, differenziale)
Su cosa agisceSulla probabilità (P)Sulla gravità del danno (D) o sull'esposizione, secondo la misura
Domanda guidaCome evito che succeda?Come tengo il pericolo lontano dalla persona o, se succede, come limito il danno?
Esempi tipiciEliminare il pericolo, sostituire una sostanza, procedure, formazione, manutenzioneRipari, parapetti, aspirazioni, interruttori differenziali, DPI
Chi ne beneficiaTutti i potenzialmente espostiTutti (collettiva) o il singolo (individuale)
LimiteNon sempre il pericolo si può togliereSe la protezione manca o si guasta, il danno è pieno

Il confine non è sempre netto. Una griglia fissa sulla macchina impedisce il contatto con l'organo in movimento (prevenzione) ed è allo stesso tempo una protezione collettiva. Un interruttore differenziale non evita il guasto elettrico ma interrompe la corrente prima che il danno diventi letale: è protezione. Un'aspirazione localizzata cattura l'inquinante prima che arrivi alla zona respiratoria: riduce l'esposizione e quindi la probabilità del danno, non solo la sua gravità. Una procedura di pulizia a macchina ferma è prevenzione pura. Per questo nel DVR conviene indicare, misura per misura, se abbassa P, D o entrambi. Classificare non è un esercizio teorico: aiuta a vedere se il DVR si regge solo su misure che limitano il danno, senza nulla che riduca la probabilità.

L'ordine delle misure secondo l'art. 15

L'art. 15 elenca le misure generali di tutela dalla lettera a) alla z-bis). Alcune lettere definiscono una sequenza che il valutatore deve rispettare quando sceglie come intervenire:

  1. lettera c): eliminare i rischi e, quando non è possibile, ridurli al minimo secondo il progresso tecnico;
  2. lettera e): ridurre i rischi alla fonte;
  3. lettera f): sostituire ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o lo è meno;
  4. lettere g) e h): limitare il numero di lavoratori esposti e l'uso di agenti chimici, fisici e biologici;
  5. lettera i): dare priorità alla protezione collettiva su quella individuale;
  6. lettere n), q) e v): informazione, formazione, istruzioni e segnaletica, che accompagnano tutte le altre misure.

Le prime quattro voci sono prevenzione in senso stretto. La quinta introduce la protezione. La sesta sostiene entrambe ma non sostituisce nessuna delle due: un cartello che avverte del pericolo non è una misura sufficiente se si poteva rimuovere il pericolo. La scelta tra protezione collettiva e dispositivi individuali è trattata nella scheda su protezione collettiva e individuale.

Le misure di protezione: collettive e individuali

Le misure di protezione si dividono in due gruppi. Le misure di protezione collettiva agiscono sull'ambiente o sull'attrezzatura e proteggono chiunque si trovi nella zona: parapetti, ripari fissi e mobili, cappe e aspirazioni localizzate, barriere fonoassorbenti, impianti di rilevazione e spegnimento incendi, interruttori differenziali. Funzionano senza che il lavoratore debba fare nulla.

I dispositivi di protezione individuale proteggono solo chi li indossa e solo se li indossa correttamente. Per questo l'art. 75 li prevede quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti con misure tecniche, collettive od organizzative. Scelta, consegna e uso dei dispositivi sono descritti nella guida ai DPI.

Esempio svolto: un salone di parrucchiere

Esempio: un salone con tre addette che preparano tinture e decoloranti in un piccolo retro, con lavaggi frequenti e uso di prodotti contenenti sostanze irritanti e sensibilizzanti.

RischioMisuraPrevenzione o protezioneLeva
Dermatite da contatto con tintureScelta di prodotti con minore contenuto di sostanze sensibilizzanti, dove disponibiliPrevenzione (sostituzione)P
Inalazione di vapori in preparazioneAspiratore nel retro e preparazione in quantità minimeProtezione collettiva e riduzione alla fonteP e D
Contatto cutaneo durante applicazioneGuanti adatti ai prodotti, cambiati a ogni clienteProtezione individualeP (riduce il contatto con la pelle)
Pelle irritata per lavaggi continuiTurnazione tra lavaggio e taglio, creme barriera secondo indicazione del medico competentePrevenzione organizzativaP
Uso scorretto dei prodottiLettura delle schede di sicurezza e istruzione scritta al punto di preparazionePrevenzione (informazione)P

La tabella mostra un DVR equilibrato: i guanti ci sono, ma arrivano dopo la sostituzione dei prodotti, l'aspirazione e l'organizzazione dei turni. Un documento che per lo stesso rischio scrivesse soltanto «uso dei guanti» sarebbe sbilanciato sulla protezione individuale.

Checklist: il DVR usa bene prevenzione e protezione?

  • Per ogni rischio rilevante esiste almeno una misura che agisce sulla probabilità.
  • Prima di indicare un DPI, il documento spiega perché non bastano misure tecniche o collettive.
  • Le misure organizzative dicono chi fa cosa e quando, non solo «sensibilizzare il personale».
  • Informazione e formazione sono indicate come supporto, non come unica misura per rischi medi o alti.
  • Le protezioni collettive hanno un controllo periodico programmato, perché si possono guastare.
  • Dopo le misure è indicato il rischio residuo.

Il valore che resta dopo prevenzione e protezione va scritto e tenuto sotto controllo, come spiegato nella scheda sul rischio residuo. Le misure di prevenzione legate al mantenimento di ambienti e macchine sono trattate nella scheda sulla manutenzione come misura di sicurezza.

Domande frequenti

La formazione è una misura di prevenzione o di protezione?

È una misura di prevenzione, perché riduce la probabilità di errori e comportamenti pericolosi. L'art. 15 la elenca tra le misure generali di tutela, ma non la mette al posto delle misure tecniche: un lavoratore formato su una macchina priva di protezioni resta esposto. La formazione rende efficaci le altre misure e spiega il rischio che rimane, senza sostituirle.

Un DPI è sempre una misura di protezione?

Sì, nel senso che agisce sulla persona e non sulla fonte del pericolo. L'effetto nella matrice P × D dipende però dal dispositivo: un respiratore o i guanti per agenti chimici riducono l'esposizione e quindi la probabilità del danno, mentre un casco o le scarpe antinfortunistiche riducono soprattutto la gravità della lesione. Nel DVR va indicato quale dei due fattori il DPI abbassa, e di quanto. Per questo l'art. 75 lo considera l'ultima risorsa, da usare quando i rischi non si possono evitare o ridurre abbastanza con mezzi tecnici, collettivi od organizzativi. Nel DVR deve quindi comparire dopo le altre misure, non da solo.

Posso indicare nel DVR solo misure di protezione?

Per rischi bassi e residui può capitare che resti solo una protezione, ma un documento in cui tutti i rischi sono gestiti con ripari e DPI è un segnale di valutazione incompleta. L'art. 15 chiede di partire dall'eliminazione e dalla riduzione alla fonte. Se non è possibile, il DVR dovrebbe dire perché, così chi legge capisce che l'alternativa è stata considerata.

La segnaletica di sicurezza basta come misura?

No. I segnali di avvertimento e di sicurezza sono una delle misure generali di tutela, ma servono a informare su un pericolo che non è stato possibile eliminare o a indicare un obbligo, ad esempio indossare un DPI. Un cartello «pericolo di caduta» accanto a un'apertura senza parapetto non riduce il rischio: avvisa soltanto. Va sempre abbinato a una misura concreta.

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