Prova di evacuazione obbligatoria: frequenza e verbale
Prova di evacuazione obbligatoria: quando la impone il DM 2/9/2021, prove aggiuntive, come prepararla e svolgerla, cosa scrivere nel verbale ed errori.
La prova di evacuazione è obbligatoria nei luoghi di lavoro che devono avere il piano di emergenza: lì i lavoratori partecipano a un'esercitazione antincendio almeno una volta l'anno, salvo frequenze diverse fissate da norme tecniche specifiche (D.M. 2 settembre 2021, Allegato I, punto 1.3). L'esercitazione va documentata e ripetuta prima della scadenza se emergono gravi carenze.
Quando è obbligatoria e quando serve una prova in più
L'obbligo segue il piano di emergenza. Dove il D.M. 2 settembre 2021 impone il piano (almeno 10 lavoratori, luoghi aperti al pubblico con oltre 50 persone presenti insieme, attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco), scatta anche l'esercitazione almeno annuale. Il quadro dei casi è nella guida al piano di emergenza aziendale; la valutazione da cui tutto parte è descritta nella pagina sul rischio incendio nei luoghi di lavoro.
Lo stesso punto 1.3 dell'Allegato I richiede un'esercitazione aggiuntiva in tre situazioni:
| Evento | Esempio | Cosa fare |
|---|---|---|
| Provvedimenti per gravi carenze emerse in una prova precedente | Uscita sul retro trovata chiusa a chiave, allarme non udibile in magazzino | Correggere il problema e ripetere la prova per verificare la correzione |
| Aumento significativo dei lavoratori o dell'affollamento | Da 12 a 25 dipendenti, apertura di una sala per eventi | Nuova prova con il nuovo organico |
| Modifiche sostanziali al sistema di esodo | Lavori che chiudono un'uscita, nuovo soppalco, spostamento del punto di raccolta | Prova dopo le modifiche, con il piano aggiornato |
Alcune regole tecniche verticali, per esempio quelle di specifici settori, prevedono frequenze proprie: in quel caso prevalgono. Dove il piano non è obbligatorio il decreto non impone l'esercitazione annuale, ma i lavoratori devono comunque sapere come si esce e dove ci si ritrova. Una breve prova pratica, anche solo percorrendo le vie d'uscita, è il modo più semplice per dimostrarlo.
Come prepararla in sette passi
Una prova improvvisata misura solo la confusione. La preparazione richiede poco tempo se segue un ordine preciso.
- Rileggere il piano di emergenza e verificare che nominativi, uscite e punto di raccolta siano aggiornati.
- Scegliere uno scenario realistico, preso dalla valutazione: per esempio un principio di incendio nel magazzino che rende inutilizzabile l'uscita principale.
- Nominare un responsabile della prova e uno o più osservatori, che non partecipano all'intervento ma annotano tempi e problemi.
- Decidere se avvisare il personale: la prima prova di solito si annuncia, le successive possono essere senza preavviso sull'orario.
- Avvisare chi deve sapere: istituto di vigilanza o centrale d'allarme, se collegati, e le altre attività dell'edificio, così che l'allarme non arrivi realmente ai Vigili del Fuoco.
- Pianificare la gestione di clienti, visitatori e imprese esterne presenti, che il decreto consente di coinvolgere.
- Assegnare un assistente a ciascuna persona con esigenze specifiche, come indicato nella guida sull'evacuazione delle persone con disabilità.
Nei luoghi di lavoro di piccole dimensioni il decreto ammette un'esercitazione essenziale: percorrere le vie d'esodo, riconoscere le porte resistenti al fuoco dove esistono, individuare i dispositivi di allarme e le attrezzature di estinzione. Per un ufficio di pochi locali questo è già un contenuto adeguato.
Durante la prova: cosa osservare
Gli osservatori lavorano con una scheda semplice. Le voci da registrare sono sempre le stesse, così da poter confrontare una prova con la successiva.
- Tempo tra l'allarme e l'inizio dell'evacuazione: le persone hanno sentito e capito il segnale?
- Tempo tra l'allarme e l'arrivo dell'ultima persona al punto di raccolta.
- Comportamento degli addetti: chi ha dato l'allarme, chi ha simulato la chiamata ai soccorsi, chi ha controllato i locali.
- Percorsi usati: qualcuno ha preso l'ascensore o è tornato indietro a recuperare oggetti?
- Ostacoli: porte bloccate, materiali nei corridoi, segnaletica non visibile, illuminazione insufficiente.
- Conteggio al punto di raccolta: tutti i presenti sono stati contati, compresi visitatori e personale esterno?
La simulazione della telefonata conviene farla davvero, a voce, con un collega che fa la parte dell'operatore: è il momento in cui spesso emerge che nessuno conosce l'indirizzo esatto o il punto di accesso per i mezzi.
Il verbale: cosa scrivere
Il D.M. 2 settembre 2021 chiede di documentare le esercitazioni, senza imporre un modello. Il verbale deve permettere a chiunque, anche a un ispettore, di capire cosa è stato fatto e con quale esito.
| Campo del verbale | Esempio di compilazione |
|---|---|
| Data, ora, sede | 14/05, ore 10:30, sede di via Roma |
| Responsabile della prova e osservatori | RSPP e un addetto non coinvolto nell'intervento |
| Scenario simulato | Principio di incendio nel magazzino, uscita principale non utilizzabile |
| Presenti | 18 lavoratori, 2 tecnici di un'impresa esterna, nessun cliente |
| Tempi | Inizio evacuazione dopo 1 minuto, ultima persona al punto di raccolta dopo 4 minuti |
| Esito del conteggio | Tutti presenti; un tecnico esterno non sapeva dove fosse il punto di raccolta |
| Criticità | Allarme poco udibile in magazzino con il muletto in funzione |
| Azioni correttive | Avvisatore luminoso in magazzino; informazione alle imprese esterne all'ingresso |
| Responsabile e scadenza delle azioni | Titolare, entro 30 giorni |
| Firme | Datore di lavoro o suo incaricato, RSPP, addetti |
Il verbale si archivia con il piano di emergenza e si annota nello scadenziario delle prove di evacuazione. Le azioni correttive vanno chiuse e verificate: un verbale che ripete ogni anno la stessa criticità è un segnale negativo in caso di controllo.
Altri scenari: le prove di emergenza in generale
Il D.M. 2 settembre 2021 parla di esercitazioni antincendio. Nulla vieta, e spesso conviene, alternare scenari diversi quando la valutazione dei rischi li evidenzia: una fuga di gas, un evento sismico nelle zone a rischio, un malore durante l'evacuazione. Questi scenari non sostituiscono l'esercitazione antincendio annuale, ma possono aggiungersi o integrarsi con essa.
Esempio: un laboratorio con 15 dipendenti fa in maggio la prova antincendio con uscita principale bloccata; in autunno simula un malore in reparto per verificare tempi di intervento dell'addetto al primo soccorso e chiamata ai soccorsi. Per collocare le prove nell'anno può aiutare il piano annuale con le prove di emergenza a maggio.
Errori tipici
- prova fatta «a voce» in riunione, senza uscire dai locali;
- verbale senza tempi né criticità, con la sola dicitura «esito positivo»;
- persone con esigenze specifiche escluse dalla prova anziché assistite;
- allarme inoltrato per errore alla centrale e ai Vigili del Fuoco per mancato preavviso;
- in edifici condivisi, prova fatta da una sola azienda mentre le altre restano dentro.
Il testo del D.M. 2 settembre 2021 è consultabile in Gazzetta Ufficiale; la raccolta dei tre decreti del 2021 è pubblicata dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
Domande frequenti
La prova di evacuazione è obbligatoria con meno di 10 dipendenti?
Dipende. Se il luogo è aperto al pubblico con oltre 50 persone presenti insieme o l'attività è soggetta ai controlli dei Vigili del Fuoco, il piano di emergenza è obbligatorio e con esso l'esercitazione almeno annuale. Negli altri casi il decreto non la impone, ma i lavoratori devono conoscere vie d'uscita e punto di raccolta: una prova semplice resta il modo più efficace per garantirlo.
Si può fare la prova con i clienti presenti?
Sì, il D.M. 2 settembre 2021 consente di coinvolgere anche pubblico, utenti e personale esterno. Va però preparata con cura: avviso con cartelli o annuncio, addetti posizionati alle uscite, attenzione a bambini, anziani e persone con difficoltà motorie. Molte attività scelgono di farla in orario di apertura con pochi clienti, oppure prima dell'apertura con il solo personale.
Chi deve firmare il verbale della prova?
La legge non indica i firmatari. Di solito firmano il datore di lavoro o un suo incaricato, l'RSPP e gli addetti che hanno partecipato; può firmare anche l'RLS se presente. Più importante delle firme è il contenuto: data, scenario, tempi, criticità e azioni correttive con responsabile e scadenza. Il verbale va conservato con il piano di emergenza.
La prova va fatta in ogni sede o basta in quella principale?
In ogni luogo di lavoro in cui il piano di emergenza è obbligatorio. Ogni sede ha uscite, punto di raccolta e addetti propri, quindi una prova nella sede principale non dimostra nulla per le altre. Se una sede secondaria è sotto le soglie del decreto, vale quanto detto per i luoghi senza piano: informazione obbligatoria e prova consigliata.
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