Verifica dell’impianto di messa a terra: come funziona
Verifica dell’impianto di messa a terra nei luoghi di lavoro: a cosa serve la terra, omologazione, verifiche ogni 2 o 5 anni e cosa misura il verificatore.
La verifica dell'impianto di messa a terra nei luoghi di lavoro segue il DPR 462/2001. La dichiarazione di conformità dell'installatore vale come omologazione, e il datore di lavoro deve inviarla all'INAIL e all'ASL o ARPA entro 30 giorni. Poi l'impianto va verificato ogni 5 anni, o ogni 2 nei casi a rischio maggiore, da ASL, ARPA o un organismo abilitato.
Il calendario delle verifiche si inserisce negli obblighi generali descritti nel capitolo sul rischio elettrico. Questa pagina spiega che cosa fa l'impianto di terra, cosa succede dalla messa in esercizio alla prima verifica e cosa controlla chi viene a verificarlo.
A cosa serve l'impianto di terra
Un guasto all'isolamento può mettere in tensione l'involucro metallico di una macchina, di un forno o di un quadro. Chi lo tocca subisce un contatto indiretto: tocca una parte che normalmente non è in tensione. L'impianto di terra collega tutte queste parti metalliche, le masse, a dispersori interrati, così che la corrente di guasto trovi una via verso terra e faccia intervenire la protezione.
La terra da sola non basta. Nella maggior parte delle piccole imprese alimentate in bassa tensione dal distributore, il sistema è di tipo TT e la protezione è affidata all'interruttore differenziale, coordinato con la resistenza di terra. La norma CEI 64-8 richiede che il prodotto tra resistenza di terra e corrente di intervento del differenziale non superi 50 V negli ambienti ordinari. Esempio: con una resistenza di terra di 100 ohm e un differenziale da 0,03 A il prodotto è 3 V, ampiamente entro il limite. Chi ha una propria cabina di trasformazione ha un sistema diverso, in cui l'impianto di terra comprende anche quello della cabina e le verifiche sono più articolate.
L'impianto di terra non protegge dai contatti diretti, cioè dal contatto con parti normalmente in tensione come un conduttore scoperto. Per quelli servono isolamento, involucri chiusi e quadri non accessibili a chi non è autorizzato.
Le parti dell'impianto e cosa si può vedere
Il datore di lavoro non deve saper misurare la terra, ma riconoscere le parti dell'impianto aiuta a capire il verbale e a notare danni evidenti.
| Componente | Che cos'è | Cosa può notare chi non è elettricista |
|---|---|---|
| Dispersori | Picchetti o corde interrati, spesso in pozzetti ispezionabili | Pozzetti coperti da pavimentazioni o materiali, chiusini rotti |
| Conduttore di terra | Collega i dispersori al collettore principale | Cavo tranciato o scollegato dopo lavori edili |
| Collettore o nodo principale di terra | Barra a cui confluiscono tutti i conduttori di protezione | Collettore non identificato o inaccessibile |
| Conduttori di protezione | Il cavo giallo-verde che raggiunge prese e masse | Spine e prolunghe senza polo di terra |
| Collegamenti equipotenziali | Uniscono tubazioni metalliche e strutture all'impianto di terra | Collegamenti staccati dopo la sostituzione di tubazioni |
I collegamenti equipotenziali supplementari sono richiesti in alcuni ambienti particolari, come bagni con docce e locali a uso medico. Per i luoghi bagnati e i cantieri valgono regole aggiuntive, trattate nella pagina sugli ambienti umidi.
Dalla messa in esercizio alla prima verifica
Il DPR 462/2001 disegna un percorso preciso per l'impianto di terra e per quello di protezione dalle scariche atmosferiche (testo del DPR 462/2001 su Normattiva).
- Verifica dell'installatore: prima della messa in esercizio l'impresa abilitata controlla l'impianto e rilascia la dichiarazione di conformità.
- Invio entro 30 giorni: il datore di lavoro invia la dichiarazione all'INAIL, tramite il servizio telematico CIVA, e all'ASL o ARPA competente; dove è attivo, può passare dallo sportello unico per le attività produttive. La dichiarazione vale come omologazione (art. 2).
- Verifica a campione: l'INAIL esegue a campione la prima verifica di conformità, sulla base di criteri definiti con le Regioni, e ne trasmette l'esito all'ASL o ARPA (art. 3). Se l'impianto non viene estratto, non arriva nessuno.
- Scelta del verificatore: il datore di lavoro sceglie a chi affidare le verifiche periodiche e comunica tempestivamente all'INAIL il nome dell'organismo incaricato (art. 7-bis), con il servizio CIVA dedicato (avviso INAIL sulla comunicazione dell'organismo).
- Verifiche periodiche: alla scadenza, l'ASL, l'ARPA o l'organismo abilitato esegue la verifica e rilascia il verbale.
Gli impianti elettrici nei luoghi con pericolo di esplosione seguono un percorso separato: l'omologazione la fa l'ASL o ARPA, con una prima verifica su tutti gli impianti dichiarati, e le verifiche periodiche sono biennali (artt. 5 e 6). Come leggere la dichiarazione e a chi va consegnata è spiegato nella pagina sulla dichiarazione di conformità.
| Luogo | Verifica periodica della terra |
|---|---|
| Luoghi di lavoro ordinari | Ogni 5 anni |
| Cantieri, locali a uso medico, ambienti a maggior rischio in caso di incendio | Ogni 2 anni |
| Impianti in luoghi con pericolo di esplosione | Ogni 2 anni |
Verifiche straordinarie, registro delle scadenze e scelta dell'organismo sono approfonditi nella pagina sulle verifiche periodiche dell'impianto elettrico.
Cosa controlla il verificatore
La verifica segue i criteri delle norme tecniche e le guide di settore. In una piccola impresa si articola di solito in tre parti.
- Esame della documentazione: dichiarazione di conformità con gli allegati, schema dell'impianto, verbale della verifica precedente, eventuali dichiarazioni per gli ampliamenti.
- Esame a vista: stato di quadri, collettore di terra, conduttori di protezione, collegamenti equipotenziali, pozzetti dei dispersori dove accessibili.
- Prove strumentali: continuità dei conduttori di protezione ed equipotenziali, misura della resistenza di terra o dell'impedenza dell'anello di guasto, prova di intervento dei differenziali.
L'esito è riportato in un verbale che il datore di lavoro conserva ed esibisce agli organi di vigilanza (art. 4). Il verbale indica anche le anomalie: un esito negativo richiede di far correggere i difetti da un'impresa abilitata e poi una verifica straordinaria (art. 7).
Come preparare la visita
- Ritrovare dichiarazione di conformità, schema e ultimo verbale e tenerli pronti.
- Rendere accessibili quadri, collettore di terra e pozzetti, spostando materiali e scaffali.
- Concordare un orario: alcune prove richiedono di togliere tensione a una parte dell'impianto per qualche minuto.
- Avvisare il personale e chi usa apparecchi che non devono spegnersi, come frigoriferi o server.
- Annotare la nuova scadenza nello scadenziario delle verifiche degli impianti appena ricevuto il verbale.
La protezione dai fulmini
L'art. 84 del D.Lgs. 81/08 chiede che edifici, impianti e strutture siano protetti dagli effetti dei fulmini secondo le norme tecniche. Il metodo è la valutazione del rischio della norma CEI EN 62305-2: molti edifici risultano autoprotetti e non richiedono un impianto. Se invece esiste un impianto di protezione dalle scariche atmosferiche, segue lo stesso percorso dell'impianto di terra: dichiarazione, invio, verifiche periodiche con la stessa cadenza. Conviene conservare la valutazione scritta anche quando conclude che l'impianto non serve: è la prova che il rischio è stato considerato.
Esempio: piccola officina
Esempio: un'officina meccanica con 6 dipendenti, impianto del 2016 con dichiarazione inviata all'epoca. La verifica periodica quinquennale è stata fatta nel 2021; la successiva scade nel 2026. Il titolare sceglie un organismo abilitato, comunica il nome all'INAIL tramite CIVA e prepara la visita. Il verificatore trova un collegamento equipotenziale staccato sulla tubazione del compressore, sostituita l'anno prima da un idraulico. L'esito è negativo: l'impresa elettrica ripristina il collegamento e l'organismo esegue la verifica straordinaria. La periodicità resta quinquennale, perché l'officina non rientra tra i luoghi a rischio maggiore.
Errore tipico in ispezione
L'errore più comune è credere che la misura fatta dal proprio elettricista sia la verifica del DPR 462. Il controllo dell'elettricista è utile e rientra nei controlli dell'art. 86, ma non sostituisce la verifica periodica, che può essere eseguita solo dall'ASL, dall'ARPA o da un organismo abilitato. Il secondo errore è contare la scadenza dalla data sbagliata o applicare i 5 anni a un ambiente che andrebbe verificato ogni 2.
Domande frequenti
L'elettricista può fare la verifica della messa a terra?
Può misurare e controllare l'impianto durante la manutenzione, ed è utile farlo. La verifica periodica prevista dal DPR 462/2001, però, va affidata all'ASL, all'ARPA o a un organismo abilitato dal Ministero delle imprese e del made in Italy, che rilascia il verbale ufficiale. Il nome dell'organismo scelto va comunicato all'INAIL tramite il servizio CIVA.
Cosa succede se la verifica ha esito negativo?
Il verbale indica le anomalie trovate. Il datore di lavoro deve farle correggere da un'impresa abilitata, che rilascia la dichiarazione per gli interventi eseguiti quando modificano l'impianto. Dopo la correzione serve una verifica straordinaria, prevista dall'art. 7 del DPR 462/2001 anche dopo una modifica sostanziale dell'impianto o su richiesta del datore di lavoro.
Se l'azienda trasloca, valgono le verifiche fatte nella vecchia sede?
No. Le verifiche riguardano l'impianto, non l'azienda. Nella nuova sede serve la dichiarazione di conformità di quell'impianto, con l'invio all'INAIL e all'ASL o ARPA se non è mai stato fatto, e un nuovo calendario di verifiche. Per la vecchia sede l'art. 8 del DPR 462/2001 prevede di comunicare la cessazione dell'esercizio all'INAIL e all'ASL o ARPA.
Ogni quanto si prova il differenziale?
Il tasto di prova va premuto con la frequenza indicata dal costruttore dell'interruttore, riportata sull'apparecchio o nelle sue istruzioni. È un'operazione prevista per l'utente e richiede solo di avvisare chi usa apparecchi collegati. Se il differenziale non scatta, non va forzato né riparato: si chiama un'impresa abilitata e si annota l'anomalia.
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