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Guida Sicurezza 81

RSPP interno o esterno: come scegliere nella piccola impresa

RSPP interno o esterno: tabella decisionale per scenari, quando la legge impone l'uno o l'altro (art. 31) e le clausole del contratto con l'esterno.

RSPP interno o esterno è, nella maggior parte delle piccole imprese, una scelta libera del datore di lavoro. Non lo è in due casi: l'esterno diventa obbligatorio se in azienda nessuno ha i requisiti dell'art. 32 e il titolare non può o non vuole svolgere il ruolo; l'interno è obbligatorio nelle attività elencate dall'art. 31, c. 6. Altrove decidono tempo e competenze.

Il confronto generale tra le tre strade, compreso il titolare che fa da RSPP, è nella guida alla nomina dell'RSPP. Qui entriamo nella scelta tra interno ed esterno e in cosa scrivere nel contratto.

Cosa dice la legge sulla scelta

L'art. 31, c. 1, chiede al datore di lavoro di organizzare il servizio di prevenzione e protezione «prioritariamente» all'interno dell'azienda o dell'unità produttiva, oppure di incaricare persone o servizi esterni. La priorità dell'interno non è un obbligo generale: le due soluzioni sono alternative, con tre regole che restringono la scelta.

  1. Esterno obbligatorio (c. 4): se nessun lavoratore dell'azienda o dell'unità produttiva ha i requisiti dell'art. 32, il ricorso a persone o servizi esterni è obbligatorio. Resta salva la possibilità per il datore di lavoro di svolgere lui i compiti nei casi dell'art. 34.
  2. Interno obbligatorio (c. 6 e c. 7): nelle aziende industriali a rischio di incidente rilevante soggette a notifica, nelle centrali termoelettriche, negli impianti nucleari, nelle aziende per esplosivi, polveri e munizioni, nelle aziende industriali con oltre 200 lavoratori, nelle industrie estrattive e nelle strutture di ricovero e cura pubbliche e private con oltre 50 lavoratori, il servizio deve essere interno e anche l'RSPP deve essere interno.
  3. Responsabilità invariata (c. 5): affidarsi all'esterno non libera il datore di lavoro dalla sua responsabilità.

Il c. 3 aggiunge che, anche con un servizio interno, il datore può avvalersi di persone esterne con competenze specifiche per integrare l'azione del servizio. Il c. 8 consente alle aziende con più unità produttive e ai gruppi di imprese di istituire un servizio unico.

Che cosa significa interno

Il decreto non definisce «interno». L'interpello n. 24/2014 della Commissione per gli interpelli, citato anche nella guida principale, ha chiarito che non conta il tipo di contratto ma l'inserimento della persona nell'organizzazione: un professionista non dipendente può essere considerato interno se è stabilmente inserito, coordina il servizio e garantisce una presenza adeguata. Questa lettura conta soprattutto nei casi del c. 6; per una micro impresa la distinzione pratica resta tra un dipendente formato e un consulente che viene da fuori.

Tabella decisionale per scenari

La tabella non sostituisce la valutazione del singolo caso, ma copre le situazioni più frequenti nelle piccole imprese.

SituazioneSoluzione più adattaPerché
Nessun dipendente ha i requisiti e nessuno ha tempo di formarsiEsterno, oppure titolare RSPP se entro le soglie dell'art. 34Obbligo del c. 4, salvo il titolare formato
Un dipendente tecnico, già presente in azienda e con tempo disponibile, accetta di formarsiInternoConosce i processi ed è presente ogni giorno
Attività a rischio elevato (edilizia, chimica, lavorazioni meccaniche) senza tecnici in organicoEsterno con specializzazione di settoreServono competenze che un interno acquisirebbe in tempi lunghi
Più sedi o cantieri distantiEsterno con visite pianificate, oppure interno affiancato da ASPPServe presenza nei luoghi, non solo in sede
Ufficio con pochi addetti e rischi standardTitolare RSPP se ammesso, altrimenti esternoIl carico di lavoro non giustifica un interno dedicato
Azienda in uno dei casi dell'art. 31, c. 6Interno, eventualmente affiancato da esperti esterniObbligo di legge
Interno con competenze parziali su rischi specificiInterno più esperti esterni per singole valutazioniModello previsto dal c. 3

Esempio: un'impresa di installazione impianti con 14 dipendenti ha un capotecnico perito elettrotecnico con dieci anni di esperienza. Formarlo come RSPP richiede i moduli A, B comune e C, con 100 ore complessive di corso, più il tempo per svolgere il ruolo. Se il capotecnico è già pieno di cantieri, la soluzione interna resterebbe sulla carta; un RSPP esterno con il capotecnico come preposto formato è spesso più realistico. Se invece l'azienda ha un ufficio tecnico con una persona dedicata a qualità e sicurezza, l'interno diventa la scelta naturale.

Vantaggi e punti deboli di ciascuna soluzione

L'RSPP interno conosce l'azienda, vede ogni giorno come si lavora e può intervenire subito. I suoi limiti sono il tempo sottratto alla mansione e la difficoltà di contraddire il datore di lavoro da cui dipende. L'art. 31, c. 2, protegge chi svolge il ruolo stabilendo che non può subire pregiudizio per l'attività svolta, e chiede che disponga di tempo e mezzi adeguati: nella lettera di nomina conviene quantificarli.

L'RSPP esterno porta competenze, esperienza su più aziende e una visione indipendente. Il punto debole è la presenza: se le visite sono rare, il DVR si allontana dalla realtà e l'RSPP non sa delle nuove macchine o delle nuove mansioni. Un incarico esterno funziona solo se l'azienda informa l'RSPP dei cambiamenti e se il contratto fissa quante volte viene in azienda. Sui limiti del consulente vale la pena leggere la pagina sull'errore di pensare che ci pensi il consulente.

Un modello misto è spesso la soluzione più solida oltre la micro impresa: RSPP esterno e un ASPP interno che raccoglie le informazioni, segue le scadenze e fa da collegamento quotidiano.

Cosa deve contenere il contratto con l'RSPP esterno

Il contratto è lo strumento per trasformare una nomina in un'attività verificabile. Prima di firmare, controllate che contenga almeno questi elementi.

  • Designazione esplicita come RSPP, con decorrenza, oppure lettera di nomina allegata.
  • Copia degli attestati dell'art. 32 e impegno a mantenere l'aggiornamento, con comunicazione delle scadenze.
  • Numero minimo di sopralluoghi annui per ciascuna sede o cantiere, con verbale di ogni visita.
  • Attività comprese: collaborazione all'aggiornamento del DVR dopo ogni cambiamento, proposta del programma di formazione, riunione periodica dove prevista.
  • Valutazioni specifiche incluse o escluse, per esempio rumore, chimico, stress lavoro-correlato.
  • Tempi di risposta in caso di infortunio, ispezione o nuova assunzione.
  • Obbligo dell'azienda di informare l'RSPP su assunzioni, macchine, sostanze e appalti.
  • Durata, preavviso di recesso sufficiente a trovare un sostituto, riconsegna dei documenti.
  • Indicazione del professionista persona fisica che svolge il ruolo, se il contratto è con una società di servizi.

L'ultima voce è spesso trascurata. L'RSPP è una persona con i requisiti dell'art. 32, non una società: se il contratto è con un'azienda di consulenza, deve dire chi è il professionista designato. I verbali di visita sono la prova che l'incarico è reale; un modello è nel verbale di sopralluogo dell'RSPP. Il ruolo del consulente che non è RSPP è descritto nella scheda sul consulente esterno.

I testi di riferimento sono l'art. 31 su Normattiva e la sua versione annotata su tussl.it.

Domande frequenti

Un RSPP esterno può seguire più aziende?

Sì, la legge non pone un limite al numero di incarichi. Il limite è pratico: ogni azienda ha diritto a un RSPP con tempo adeguato, come chiede l'art. 31, c. 2. Per questo conviene che il contratto indichi le ore o i sopralluoghi garantiti, così da poter verificare che l'incarico non sia solo formale anche quando il professionista ha molti clienti.

Posso nominare RSPP interno un socio della società?

Sì, se ha i requisiti dell'art. 32, cioè diploma e moduli A, B e C o i relativi esoneri, con aggiornamento in corso. Il socio che lavora in azienda è inserito nell'organizzazione e può svolgere il ruolo. Va distinto dal datore di lavoro: se il socio è anche l'amministratore che ha i poteri di gestione, il percorso alternativo è quello del datore di lavoro RSPP, nei limiti dell'art. 34.

Passare da esterno a interno richiede una procedura particolare?

Serve una nuova designazione: lettera di nomina al dipendente formato, sua accettazione, consultazione preventiva dell'RLS, chiusura dell'incarico esterno con riconsegna di documenti e verbali. Il nominativo va aggiornato nel DVR e nell'organigramma. Conviene prevedere un periodo di affiancamento, ma senza sovrapposizioni ambigue: in ogni momento deve essere chiaro chi è l'RSPP in carica.

Il dipendente RSPP deve essere pagato di più?

La legge non prevede un compenso aggiuntivo obbligatorio per il dipendente che svolge il ruolo di RSPP. Eventuali indennità dipendono dal contratto collettivo applicato o da accordi individuali. Conta invece che abbia tempo e mezzi adeguati e che non subisca pregiudizio per l'attività svolta, come stabilisce l'art. 31, c. 2.

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