Rischio chimico prodotti pulizia: miscele, diluizioni e guanti
Rischio chimico dei prodotti per pulizie: candeggina e acidi, concentrati e diluizioni, disinfettanti biocidi o PMC, guanti e cosa dire ad addetti e ditte.
Il rischio chimico dei prodotti per pulizie nasce soprattutto da tre situazioni: le miscele tra prodotti incompatibili, come candeggina con acidi o ammoniaca; la manipolazione dei concentrati durante la diluizione; il contatto ripetuto della pelle con detergenti e acqua. Si gestisce con pochi prodotti scelti bene, dosatori, guanti adatti e istruzioni scritte per chi pulisce.
Perché i prodotti per pulizie meritano una valutazione a parte
Il metodo generale (censimento, schede di sicurezza, stima dell'esposizione, giudizio di rischio basso e irrilevante oppure no) è spiegato nella guida alla valutazione del rischio chimico. Qui ci si concentra su ciò che rende diversi i prodotti per pulizie: sono presenti praticamente in ogni azienda, li usano persone che spesso non si considerano esposte a sostanze pericolose, e il rischio dipende più dal modo d'uso che dal prodotto.
Detergenti alcalini per pavimenti, sgrassatori, disincrostanti acidi per bagni, prodotti a base di ipoclorito, anticalcare per lavastoviglie e brillantanti sono spesso classificati pericolosi, almeno nella forma concentrata. Un ufficio che compra al supermercato due flaconi l'anno ha un quadro molto diverso da un albergo che diluisce ogni giorno taniche da 10 litri: la valutazione deve riflettere questa differenza con dati concreti, non con una frase standard.
Le miscele pericolose: la regola che va spiegata a tutti
L'incidente più tipico con i prodotti per pulizie non dipende da un singolo prodotto, ma dall'unione di due. Chi pulisce un bagno molto sporco tende a "rinforzare" il disincrostante con la candeggina, oppure versa i prodotti uno dopo l'altro nello stesso secchio o nello stesso WC.
| Combinazione | Cosa si libera | Dove succede più spesso |
|---|---|---|
| Ipoclorito (candeggina) + prodotti acidi (disincrostanti WC, anticalcare) | cloro gassoso | bagni, lavelli, scarichi |
| Ipoclorito + prodotti con ammoniaca | clorammine, irritanti per le vie respiratorie | pulizia vetri e superfici, locali piccoli |
| Ipoclorito + alcol o alcuni solventi | composti clorurati irritanti | sanificazione improvvisata di superfici |
| Prodotti acidi + prodotti fortemente alcalini | reazione con calore e schizzi | scarichi intasati, sgorgatori |
Molti prodotti a base di cloro attivo riportano in etichetta la frase supplementare EUH206: «Attenzione! Non utilizzare in combinazione con altri prodotti. Possono liberarsi gas pericolosi (cloro).» È prevista dall'Allegato II del Regolamento CLP. Le incompatibilità di ogni prodotto si trovano anche nella sezione 10 della scheda di sicurezza; come leggerla è spiegato nella pagina sulle schede dati di sicurezza.
La misura più efficace è organizzativa: ridurre il numero di prodotti, evitare di tenere candeggina e disincrostanti acidi sullo stesso carrello quando non serve, scrivere in una scheda di reparto quale prodotto si usa per quale superficie.
Concentrato e soluzione d'uso: due momenti da valutare
Un detergente professionale venduto concentrato può essere classificato corrosivo (frase H314) e diventare molto meno aggressivo una volta diluito alla percentuale d'uso indicata dal fabbricante. Il momento più rischioso è quindi la diluizione: travaso dalla tanica, schizzi negli occhi, contatto con le mani senza guanti.
Esempio: albergo con quattro addetti alle camere
Esempio: un piccolo albergo usa sei prodotti, tutti diluiti a mano dalle cameriere ogni mattina con un misurino. Due prodotti concentrati hanno il pittogramma di corrosione. La valutazione distingue:
- Diluizione: svolta da una persona per pochi minuti al giorno, ma con concentrati corrosivi. Misure: dosatore a muro collegato al rubinetto, occhiali o visiera durante il cambio tanica, guanti chimici, soluzione per il lavaggio oculare vicino al punto di diluizione.
- Uso della soluzione: più ore al giorno, prodotto diluito, contatto con pelle umida. Misure: guanti adatti al lavoro in umido, flaconi spray etichettati con il nome del prodotto e la diluizione.
- Stoccaggio: magazzino con acidi e ipoclorito su ripiani separati e vasche di contenimento, come indicato nella pagina sulla conservazione dei prodotti chimici.
Con questi accorgimenti il giudizio può risultare di rischio basso per la sicurezza e irrilevante per la salute, ma va motivato prodotto per prodotto. Se invece l'esito per la salute non è irrilevante, ad esempio per l'uso quotidiano di prodotti sensibilizzanti o corrosivi senza dosatore, scattano le misure specifiche e, per gli esposti ad agenti con le classi di pericolo indicate, la sorveglianza sanitaria prevista dall'art. 229.
Etichette dei flaconi di lavoro
L'art. 227, comma 3, del D.Lgs. 81/08 chiede che, quando contenitori e condutture non sono contrassegnati con la segnaletica prevista, il contenuto e i rischi siano comunque chiaramente identificabili. Un flacone spray ricaricato deve riportare almeno il nome del prodotto e i pericoli principali; le etichette adesive per flaconi di diluizione fornite da molti produttori sono la soluzione più semplice. Il testo dell'art. 227 prevede anche che i lavoratori abbiano accesso alle schede di sicurezza.
Detergenti, disinfettanti e sanificanti: cosa cambia
Molte aziende usano la parola "sanificante" per qualsiasi prodotto che pulisce bene. Dal punto di vista normativo la distinzione è netta. Un detergente rimuove lo sporco con azione fisica e meccanica. Un prodotto che dichiara in etichetta di disinfettare, o di sanificare, agisce sugli organismi nocivi con un'azione chimica: per la nota del Ministero della Salute del 20 febbraio 2019 sui prodotti disinfettanti va trattato come biocida e può essere venduto solo se autorizzato o registrato.
In etichetta si riconosce così:
- Biocida autorizzato secondo il Regolamento (UE) 528/2012: dicitura "prodotto biocida" con il tipo di prodotto (per esempio PT2 per le superfici, PT4 per le superfici a contatto con alimenti, PT1 per l'igiene umana) e il numero di autorizzazione.
- Presidio medico chirurgico (PMC): numero di registrazione del Ministero della Salute secondo il D.P.R. 392/1998, per i prodotti ancora nel regime nazionale transitorio.
- Detergente: nessun numero di autorizzazione; non garantisce un'azione disinfettante, anche se il nome o le immagini la suggeriscono.
Per il rischio chimico conta che biocidi e PMC sono comunque agenti chimici: molti disinfettanti a base di cloro attivo, perossido di idrogeno, sali di ammonio quaternario o alcoli hanno frasi H di corrosione, irritazione, sensibilizzazione o infiammabilità. Le istruzioni d'uso in etichetta (concentrazione, tempo di contatto, aerazione) servono all'efficacia e anche a limitare l'esposizione. Gli aspetti di protezione dagli agenti biologici, quando la disinfezione serve contro microrganismi legati all'attività, sono trattati nel capitolo sul rischio biologico.
Guanti, occhiali e pelle
Un disturbo frequente tra chi pulisce è la dermatite delle mani, favorita dal lavoro in umido e dal contatto con detergenti. Il guanto va scelto in base alla sezione 8 della scheda di sicurezza e alla durata del contatto:
| Attività | Protezione indicata | Cosa controllare |
|---|---|---|
| Diluizione di concentrati corrosivi | guanto chimico EN ISO 374-1, occhiali a mascherina o visiera | materiale indicato in SDS, tempo di permeazione |
| Pulizia con soluzioni diluite per ore | guanto adatto all'umido, sottoguanto in cotone se si suda | cambio quando è bagnato all'interno |
| Disinfettanti spray in locali piccoli | guanti, aerazione del locale, spruzzare sul panno e non nell'aria | istruzioni d'uso del biocida |
| Disincrostanti acidi e sgorgatori | guanti chimici, occhiali | divieto di miscelare, versare lentamente |
I guanti contro sostanze chimiche pericolose sono DPI di terza categoria e richiedono l'addestramento previsto dall'art. 77, comma 5. Per leggere pittogrammi e lettere sul guanto si rimanda alla pagina sui guanti EN 388 ed EN ISO 374.
Informazione agli addetti e alle ditte esterne
Una buona istruzione per chi pulisce sta in una pagina, plastificata nel ripostiglio: elenco dei prodotti con colore o numero, superficie su cui si usano, diluizione, DPI, divieto di miscelare, cosa fare in caso di schizzi negli occhi o di inalazione di gas. Per addetti stranieri conviene una versione nella loro lingua o con pittogrammi chiari; la scheda di sicurezza resta comunque accessibile.
Se le pulizie sono affidate a una ditta, i prodotti li porta di solito l'appaltatore. Il committente deve però dare informazioni sui rischi dei propri locali e cooperare con l'appaltatore secondo l'art. 26; se la ditta usa prodotti che possono coinvolgere i vostri lavoratori, come disinfezioni a nebulizzazione o trattamenti dei pavimenti con solventi, il tema entra nella valutazione delle interferenze. Come impostarlo è spiegato nella pagina sugli appalti di pulizia.
Errore tipico in ispezione
Il ripostiglio delle pulizie contiene flaconi senza etichetta, una bottiglia d'acqua minerale piena di candeggina diluita e prodotti acquistati di recente che non compaiono nell'elenco del DVR, privi di scheda di sicurezza. Per l'organo di vigilanza è la prova che l'elenco non è aggiornato e che le informazioni ai lavoratori non arrivano al punto di utilizzo.
Domande frequenti
In un ufficio con una sola addetta alle pulizie serve la valutazione del rischio chimico?
Sì, se l'addetta è una lavoratrice dell'azienda la valutazione va fatta e scritta, anche se di solito è breve. Si elencano i prodotti, si raccolgono le schede di sicurezza, si indica quanto e come si usano. Con pochi prodotti, già diluiti o con dosatore, e guanti adeguati, l'esito più frequente è di rischio basso per la sicurezza e irrilevante per la salute, purché motivato.
Un sanificante senza numero di registrazione si può usare?
Si può usare come detergente, ma non va considerato un disinfettante. Senza autorizzazione come biocida o registrazione come PMC il prodotto non ha dimostrato l'efficacia contro i microrganismi che lascia intendere. Se l'azienda ha bisogno di una vera disinfezione, per esempio per un protocollo igienico o per il rischio biologico, deve scegliere un prodotto autorizzato e seguirne le istruzioni d'uso.
Le schede di sicurezza dei prodotti da supermercato sono obbligatorie?
L'obbligo di fornire la scheda riguarda le sostanze e miscele pericolose destinate agli utilizzatori professionali; spesso i produttori la pubblicano sul proprio sito anche per i prodotti di largo consumo. Conviene procurarsela sempre, perché senza scheda la valutazione si basa solo sull'etichetta. Se un prodotto pericoloso non ha scheda reperibile, è preferibile sostituirlo con uno professionale che la abbia.
Chi pulisce deve fare la visita medica?
Dipende dall'esito della valutazione. Se il rischio chimico per la salute risulta irrilevante, l'art. 224 comma 2 esclude la sorveglianza sanitaria per questo rischio. Se invece è non irrilevante e i prodotti hanno classi di pericolo come corrosione, irritazione o sensibilizzazione, la sorveglianza diventa obbligatoria per gli esposti. La visita può comunque servire per altri rischi, come la movimentazione manuale dei carichi.
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