Mascherine FFP2 e FFP3 al lavoro: differenze, filtri e tenuta
Mascherine FFP2 e FFP3 al lavoro: differenze secondo la EN 149, filtri EN 14387 per gas e vapori, prova di tenuta e addestramento obbligatorio.
La differenza tra mascherine FFP2 e FFP3 sta nella protezione che garantiscono contro polveri, fumi e nebbie: secondo la EN 149 la perdita totale verso l'interno ammessa è al massimo dell'8% per le FFP2 e del 2% per le FFP3. Nessuna delle due protegge da gas e vapori: per quelli servono maschere con filtri specifici. Sono DPI di terza categoria, con addestramento obbligatorio.
FFP1, FFP2, FFP3: cosa cambia davvero
I facciali filtranti, chiamati comunemente mascherine, sono certificati secondo la EN 149. La norma li divide in tre classi in base a due prove: l'efficienza del materiale filtrante e la perdita totale verso l'interno, che misura quanta aria contaminata entra passando dal filtro e dai bordi.
| Classe | Efficienza minima del filtro | Perdita totale verso l'interno massima | Usi tipici |
|---|---|---|---|
| FFP1 | 80% | 22% | polveri poco pericolose, come la levigatura leggera del legno non trattato o il gesso, se la valutazione lo consente |
| FFP2 | 94% | 8% | polveri di legno, cemento, fumi di saldatura in ambienti ventilati, agenti biologici trasmessi per via aerea secondo la valutazione |
| FFP3 | 99% | 2% | polveri molto fini o tossiche, silice cristallina, alcuni agenti cancerogeni in forma di particelle |
Sulla mascherina si leggono anche altre sigle. NR significa monouso, da usare per un solo turno; R significa riutilizzabile. La lettera D indica che il facciale ha superato la prova di intasamento con polvere di dolomite, utile negli ambienti molto polverosi perché la respirazione resta agevole più a lungo. La valvola di espirazione riduce il calore e l'umidità dentro la maschera, ma non aumenta la protezione.
Le percentuali sono valori di laboratorio. Nell'uso reale la protezione dipende soprattutto dall'aderenza al viso, dal tempo in cui la maschera resta indossata e dalla concentrazione dell'inquinante: per questo la scelta della classe spetta alla valutazione dei rischi, non all'abitudine.
Gas e vapori: semimaschere e filtri EN 14387
Se il rischio deriva da solventi, vernici, ammoniaca o gas acidi, una FFP non serve. Si usano semimaschere (EN 140) o maschere a pieno facciale (EN 136) con filtri intercambiabili. I filtri antigas sono certificati secondo la EN 14387 e si riconoscono da lettera e colore; quelli antipolvere, di tipo P, seguono la EN 143.
| Tipo di filtro | Colore | Protegge da |
|---|---|---|
| A | marrone | gas e vapori organici con punto di ebollizione superiore a 65 °C, come molti solventi |
| AX | marrone | composti organici a basso punto di ebollizione, secondo il fabbricante |
| B | grigio | gas e vapori inorganici, come cloro e acido solfidrico |
| E | giallo | anidride solforosa e altri gas acidi |
| K | verde | ammoniaca e derivati |
| P1, P2, P3 | bianco | particelle, con efficienza crescente |
I filtri antigas hanno anche una classe di capacità, da 1 a 3, che indica quanto inquinante possono trattenere. Esistono filtri combinati, come A2P3, per chi è esposto contemporaneamente a vapori e polveri, per esempio nella verniciatura a spruzzo con prodotti senza isocianati. La scelta del filtro parte dalla sezione 8 della scheda di sicurezza del prodotto; come leggerla è spiegato nella pagina sulle schede dati di sicurezza.
Per i filtri non esiste una durata fissata per legge. I filtri antipolvere si cambiano quando la respirazione diventa faticosa o secondo la nota informativa; quelli antigas secondo un programma di sostituzione basato su concentrazione e tempo di esposizione, e comunque se si avverte odore o sapore dell'inquinante. Sentire l'odore, però, è un segnale tardivo e non un metodo di controllo.
La prova di tenuta: perché conviene farla
Il D.Lgs. 81/08 non usa l'espressione fit test, ma l'art. 76 chiede che i DPI tengano conto delle esigenze ergonomiche e di salute del lavoratore e possano essere adattati all'utilizzatore. Un respiratore che lascia passare aria dai bordi non rispetta questi requisiti. La prova di tenuta è lo strumento tecnico per verificarlo: qualitativa, con una sostanza dal sapore riconoscibile, o quantitativa, con uno strumento che misura le particelle dentro e fuori la maschera. Le linee guida tecniche su scelta, uso e manutenzione dei respiratori sono raccolte nella UNI 11719, aggiornata nel 2025.
Ogni volta che indossa la maschera, inoltre, il lavoratore fa un controllo di tenuta rapido: copre il filtro o la valvola, inspira o espira e verifica che non entri aria dai bordi. La barba e la ricrescita di qualche giorno impediscono l'aderenza dei facciali filtranti e delle semimaschere: chi non può radersi va dotato di un dispositivo diverso, per esempio un elettrorespiratore con cappuccio, se la valutazione lo consente.
Addestramento e sorveglianza sanitaria
I DPI per le vie respiratorie sono in pratica sempre di terza categoria, perché proteggono da sostanze pericolose, agenti biologici nocivi e atmosfere con carenza di ossigeno secondo il Regolamento (UE) 2016/425. L'art. 77, comma 5, del D.Lgs. 81/08 rende quindi indispensabile l'addestramento: come indossare e regolare la maschera, fare il controllo di tenuta, montare e cambiare i filtri, pulire e conservare. Le modalità pratiche sono nella pagina sull'addestramento DPI di terza categoria.
Respirare con un filtro affatica il cuore e i polmoni. Quando i lavoratori sono già soggetti a sorveglianza sanitaria per il rischio da cui la maschera li protegge, ad esempio per agenti chimici pericolosi, il medico competente valuta anche la capacità di usare il respiratore per i tempi previsti. Le possibili conclusioni sono spiegate nella pagina sul giudizio di idoneità.
Esempio: una carrozzeria di 4 addetti
Esempio: in una carrozzeria si carteggia lo stucco e si vernicia in cabina. La valutazione dei rischi porta a tre scelte.
- Carteggiatura a secco: aspirazione alla fonte sull'utensile e facciale filtrante FFP2 o FFP3, in base alla composizione delle polveri indicata nelle schede.
- Verniciatura a spruzzo in cabina con vernici bicomponenti a base di isocianati: respiratore ad adduzione d'aria per tutto il tempo in cui la nebbia di spruzzo è presente, perché i respiratori a filtro non sono adatti contro gli isocianati, sensibilizzanti per le vie respiratorie (indicazioni HSE per le carrozzerie). Solo per prodotti senza isocianati si può valutare una semimaschera con filtri combinati A2P3, se le schede di sicurezza lo consentono.
- Miscelazione delle vernici: protezione respiratoria indicata nelle schede di sicurezza dei prodotti, con guanti chimici adatti.
Per ognuno si annotano nel DVR il modello, il tipo di filtro, la frequenza di sostituzione e la data della prova di tenuta. Le misure tecniche, come la ventilazione, vengono prima: si veda la pagina sulla ventilazione nel rischio chimico.
Errori tipici in ispezione
Si incontrano spesso FFP2 usate per verniciature con solventi, filtri antigas lasciati aperti sul banco per settimane, maschere riutilizzate senza pulizia, lavoratori con la barba che usano facciali filtranti, nessun addestramento documentato. Il quadro generale degli obblighi è nel capitolo sui DPI e gli obblighi del datore di lavoro.
Domande frequenti
La mascherina chirurgica può sostituire la FFP2?
No. La mascherina chirurgica è un dispositivo medico che protegge soprattutto gli altri dalle goccioline emesse da chi la indossa. Non è certificata come DPI e non garantisce tenuta sul viso. Se la valutazione dei rischi individua un rischio da polveri, fumi o agenti biologici per via aerea, il datore di lavoro deve fornire un facciale filtrante certificato EN 149 della classe adeguata.
Quante ore si può tenere una FFP2?
Le facciali NR sono monouso e vanno usate per un solo turno, o meno se si inumidiscono, si deformano o la respirazione diventa difficile. Il tempo continuativo di utilizzo dipende dallo sforzo fisico e dalle condizioni ambientali: la valutazione dei rischi può prevedere pause e rotazioni. Le indicazioni precise sono nella nota informativa del modello.
La FFP3 protegge dai vapori di solvente?
No. Le FFP filtrano solo particelle. Per i vapori organici dei solventi serve una semimaschera o una maschera a pieno facciale con filtro di tipo A, eventualmente combinato con un filtro P se ci sono anche nebbie di vernice. In ambienti con poco ossigeno o concentrazioni molto elevate servono invece apparecchi isolanti, che forniscono aria da una fonte esterna.
Il fit test è obbligatorio per legge?
Il D.Lgs. 81/08 non lo nomina espressamente. Chiede però che il DPI sia adeguato al rischio e adattato all'utilizzatore e che il lavoratore sia addestrato a usarlo: la prova di tenuta è il modo tecnico più affidabile per dimostrarlo. Le norme tecniche e le linee guida sui respiratori la raccomandano alla prima consegna e quando cambia il modello.
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