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Guida Sicurezza 81

Addestramento sicurezza lavoro: quando serve e come registrarlo

Addestramento sicurezza sul lavoro: quando è obbligatorio, chi lo fa, come registrarlo secondo l'art. 37 c. 5, DPI di terza categoria e attrezzature.

Addestramento sicurezza lavoro: quando serve e come registrarlo — guida di Guida Sicurezza 81

L'addestramento è la parte pratica della preparazione alla sicurezza: la prova, guidata da una persona esperta sul luogo di lavoro, dell'uso corretto di attrezzature, macchine, impianti, sostanze e DPI, e l'esercitazione sulle procedure. È obbligatorio quando lo richiedono la mansione e la valutazione dei rischi, e va tracciato in un registro.

Cosa dice la legge: definizione e modalità

L'art. 2, comma 1, lett. cc del D.Lgs. 81/2008 definisce l'addestramento come il complesso delle attività dirette a far apprendere ai lavoratori l'uso corretto di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale, e le procedure di lavoro. È quindi diverso dall'informazione, che fa conoscere i rischi, e dalla formazione, che li fa comprendere: l'addestramento insegna a fare. Le differenze tra i tre obblighi sono messe a confronto nel capitolo sull'informazione ai lavoratori.

Il comma 5 dell'art. 37, riscritto dal D.L. 146/2021 convertito dalla legge 215/2021, fissa tre regole operative:

  1. l'addestramento viene effettuato da persona esperta e sul luogo di lavoro;
  2. consiste nella prova pratica per l'uso corretto e in sicurezza di attrezzature, macchine, impianti, sostanze e dispositivi, anche di protezione individuale, e nell'esercitazione applicata per le procedure di lavoro in sicurezza;
  3. gli interventi effettuati devono essere tracciati in un apposito registro, anche informatizzato.

L'art. 18, comma 1, lett. l, inserisce l'addestramento tra gli obblighi del datore di lavoro e dei dirigenti, accanto a informazione e formazione. Il testo vigente è consultabile su Normattiva.

Quando l'addestramento è obbligatorio

Non ogni lavoratore ha bisogno di un addestramento formale: un impiegato che usa solo il computer riceve informazione e formazione. L'obbligo nasce quando la mansione richiede di usare in sicurezza qualcosa che, usato male, può fare danni. La tabella riassume i casi più frequenti nelle piccole imprese.

SituazioneRiferimentoCosa deve dimostrare l'addestramento
DPI di terza categoria (imbracature, maschere filtranti, guanti chimici, autorespiratori)art. 77, commi 4 e 5indossare, regolare, verificare il DPI e riconoscerne i limiti
Dispositivi di protezione dell'uditoart. 77, comma 5inserimento corretto degli inserti o delle cuffie
Attrezzature che richiedono conoscenze o responsabilità particolariartt. 71, comma 7, e 73uso del modello specifico, controlli prima dell'uso, arresto di emergenza
Attrezzature soggette ad abilitazione (carrelli elevatori, PLE, gru e altre)art. 73, comma 5, e Accordo Stato-Regionimodulo pratico del corso più addestramento sul mezzo aziendale
Movimentazione manuale dei carichiart. 169manovre corrette e uso degli ausili
Procedure di lavoro critiche (sezionamento delle macchine, lavori in quota, pulizia di impianti)art. 37, comma 5esecuzione della procedura passo per passo
Squadre di emergenzaD.M. 2 settembre 2021 e D.M. 388/2003prove pratiche previste nei corsi degli addetti

Il DVR è il punto di partenza: l'art. 28 chiede di individuare le mansioni che richiedono capacità professionale, esperienza, formazione e addestramento specifici. Se il DVR non le indica, è il primo documento da correggere. Un approfondimento sui criteri è nella scheda su quando l'addestramento è obbligatorio.

Il caso dei DPI di terza categoria

È il caso in cui l'obbligo è più netto. L'art. 77, comma 5, impone in ogni caso l'addestramento per i DPI che proteggono da rischi di morte o di lesioni gravi e permanenti e per gli otoprotettori. Non basta consegnare l'imbracatura con il libretto di istruzioni: il lavoratore deve indossarla davanti all'esperto, regolare i cosciali, collegarsi al punto di ancoraggio, sapere cosa fare dopo una caduta. Il dettaglio è nella pagina sull'addestramento ai DPI di terza categoria; scelta, consegna e categorie sono trattate nella guida ai dispositivi di protezione individuale.

Chi può addestrare: la persona esperta

La legge chiede una «persona esperta», senza definire un titolo o un corso specifico. In pratica è esperto chi conosce a fondo l'attrezzatura o la procedura, la usa abitualmente in sicurezza e sa spiegare cosa fare e cosa evitare. Può essere un collega anziano, il preposto, il titolare, un tecnico del fornitore della macchina o un istruttore esterno.

La scelta va fatta con criterio, perché l'esperienza da sola non basta: un collega bravissimo nel lavoro ma abituato a scorciatoie trasmetterà le scorciatoie. Conviene designare per iscritto chi addestra su cosa, indicando perché lo si ritiene esperto (anni di uso, corsi frequentati, abilitazione posseduta). Per le attrezzature nuove il riferimento più sicuro è il manuale del fabbricante, letto insieme all'addestratore.

Il luogo è quello di lavoro, con l'attrezzatura o il DPI che il lavoratore userà davvero. Le FAQ del Ministero sull'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 chiariscono che la videoconferenza sincrona può valere come presenza solo per le parti teoriche, mai per addestramento e prove pratiche: le risposte sono pubblicate sul sito del Ministero del Lavoro.

Come si svolge un addestramento ben fatto

Un addestramento efficace segue di solito quattro fasi, valide per una macchina come per una procedura.

  1. Spiegazione: l'esperto illustra i comandi, i dispositivi di sicurezza, i rischi residui e gli errori da evitare.
  2. Dimostrazione: esegue l'operazione davanti al lavoratore, commentando ogni passaggio.
  3. Prova guidata: il lavoratore esegue l'operazione sotto controllo, l'esperto corregge.
  4. Prova autonoma e verifica: il lavoratore esegue da solo; l'esperto valuta con criteri prestabiliti se è in grado di operare senza supervisione.

Se la verifica non è superata, si ripete la prova guidata e si rimanda la valutazione. Fino ad allora il lavoratore non usa l'attrezzatura da solo. Nei primi giorni l'affiancamento iniziale con un collega esperto completa il percorso.

Esempio: addestramento al banco di una troncatrice

Esempio: un'officina introduce una troncatrice nuova. Il preposto, che ha seguito la consegna con il tecnico del fornitore, addestra i tre operatori uno per volta. Spiega comandi e protezioni, mostra il taglio di un profilato, fa eseguire tre tagli guidati e un cambio lama con la macchina sezionata. Valuta cinque criteri: controllo delle protezioni prima dell'uso, bloccaggio del pezzo, posizione delle mani, uso dei DPI, arresto e sezionamento. Due operatori superano la prova; il terzo ripete il cambio lama la settimana successiva. Tutto finisce nel registro.

Il registro dell'addestramento: cosa scrivere

Dal 2021 la registrazione è un obbligo di legge, non una buona pratica. Il registro può essere cartaceo o digitale; conta che ogni intervento sia ricostruibile. Per ciascuna sessione conviene annotare:

  • data, durata e luogo;
  • nome del lavoratore e mansione;
  • attrezzatura, DPI o procedura oggetto dell'addestramento, con modello o codice;
  • nome e qualifica della persona esperta;
  • attività pratiche svolte e criteri di verifica usati;
  • esito (idoneo, da ripetere) con firma dell'addestratore e del lavoratore.

Modelli già impostati sono nella pagina sul registro dell'addestramento e nel fac-simile di verbale collegato.

Errore tipico in ispezione

L'errore che si incontra più spesso è l'attestato di un corso teorico presentato come prova dell'addestramento: un corso sull'uso dei DPI anticaduta svolto in aula o online, senza che il lavoratore abbia mai indossato l'imbracatura aziendale. Un secondo errore è il registro compilato in blocco a fine anno, con date tutte uguali e firme identiche, che non convince nessun organo di vigilanza. Un terzo è l'addestramento svolto su un modello diverso da quello in uso in azienda.

Le violazioni degli obblighi dell'art. 77 sui DPI sono punite dall'art. 87 con l'arresto o l'ammenda a carico del datore di lavoro e del dirigente. Più in generale, dopo un infortunio la mancanza di un addestramento documentato è uno degli elementi su cui si concentra l'accertamento della responsabilità. La logica complessiva del sistema sanzionatorio è nella pagina sulle sanzioni.

Quando ripetere l'addestramento

La legge non fissa una periodicità generale, ma il buon senso e l'art. 37 offrono criteri chiari: l'addestramento va ripetuto quando cambia l'attrezzatura o il DPI, quando cambia la procedura, quando il lavoratore cambia mansione, dopo un infortunio o un quasi infortunio legato all'uso scorretto e quando il preposto osserva errori ricorrenti. Per i dispositivi usati di rado, come imbracature o autorespiratori, conviene una ripetizione programmata, da segnare nello scadenziario aziendale.

Domande frequenti

L'addestramento ha una durata minima?

No. Il D.Lgs. 81/08 non stabilisce ore minime per l'addestramento, a differenza della formazione. La durata deve essere adeguata alla complessità dell'attrezzatura, del DPI o della procedura e alla capacità del lavoratore. Fanno eccezione i moduli pratici dei corsi di abilitazione per le attrezzature e dei corsi per gli addetti alle emergenze, che hanno durate proprie fissate dalle norme di riferimento.

Il collega più esperto può fare l'addestramento?

Sì, se è davvero esperto: conosce l'attrezzatura o la procedura, la applica correttamente e sa spiegarla. La legge non richiede un attestato da formatore. È consigliabile che il datore di lavoro lo indichi per iscritto e verifichi che non trasmetta abitudini scorrette. Per attrezzature nuove o complesse conviene coinvolgere il tecnico del fornitore almeno per il primo addestramento.

Il corso di abilitazione per il carrello elevatore sostituisce l'addestramento?

Non del tutto. Il corso di abilitazione comprende una parte pratica, ma si svolge spesso su mezzi diversi da quelli aziendali. Il datore di lavoro deve comunque assicurare l'addestramento sul carrello effettivamente in uso, sui percorsi e sulle regole del proprio magazzino, e registrarlo. L'attestato di abilitazione dimostra la competenza generale, il registro aziendale quella specifica.

Serve l'addestramento anche per i lavoratori esperti appena assunti?

Sì, almeno nella forma di verifica pratica. Un lavoratore con anni di esperienza conosce la mansione, ma non necessariamente l'attrezzatura, i DPI e le procedure della nuova azienda. In questi casi l'addestramento può essere breve e concentrarsi sulle differenze, ma va svolto e registrato con esito. Un'abilitazione o un'esperienza precedente non sostituisce la prova sul modello in uso.

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