Formazione sicurezza lavoratori stranieri: lingua e comprensione
Come formare i lavoratori stranieri sulla sicurezza: verifica della lingua prima del corso, mediatore, materiali tradotti e prova della comprensione.
I lavoratori stranieri seguono gli stessi corsi degli altri, ma prima della formazione il datore di lavoro deve verificare che comprendano la lingua in cui il corso sarà svolto (art. 37, comma 13, D.Lgs. 81/2008). Se la comprensione non è sufficiente, servono un corso in un'altra lingua, un mediatore o un traduttore, e la verifica va documentata.
Il quadro generale della formazione obbligatoria (ore, aggiornamenti, corso del datore di lavoro) è nel capitolo sulla formazione sicurezza del datore di lavoro. Qui si affronta solo il problema della lingua.
Cosa dice la norma
Tre disposizioni del D.Lgs. 81/2008 si leggono insieme.
- Art. 37, comma 13: il contenuto della formazione deve essere «facilmente comprensibile» e, quando riguarda lavoratori immigrati, la formazione «avviene previa verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare utilizzata nel percorso formativo».
- Art. 36, comma 4: la stessa regola vale per l'informazione, che avviene previa verifica della comprensione della lingua utilizzata.
- Art. 28, comma 1: la valutazione dei rischi deve considerare anche i rischi connessi alla provenienza da altri Paesi.
Le FAQ del Ministero del Lavoro del 27 marzo 2026 (n. 39 e n. 40) precisano chi deve fare cosa. La verifica della conoscenza della lingua è un obbligo del datore di lavoro, perché è lui a dover garantire una formazione sufficiente e adeguata anche sotto il profilo linguistico. Il soggetto formatore valuta con il datore di lavoro i bisogni dei partecipanti e organizza il corso di conseguenza; tra gli strumenti per assicurare la comprensione vengono richiamati il mediatore culturale e il traduttore.
La «lingua veicolare» non deve essere per forza l'italiano: è la lingua in cui si svolge il corso. Un corso in rumeno per lavoratori rumeni è ammesso, purché rispetti ore, programma e verifica finale previsti dall'Accordo Stato-Regioni 2025.
Come verificare la lingua prima del corso
La legge non indica un test ufficiale. Serve un metodo semplice, ripetibile e documentato. Una procedura in tre passi adatta a una piccola impresa:
- Colloquio breve, condotto dal datore di lavoro, dal preposto o dal formatore: domande aperte sulla mansione, sulle esperienze precedenti, sui DPI usati in passato.
- Prova pratica di comprensione: lettura di un cartello di sicurezza e di un'istruzione operativa di poche righe, con richiesta di spiegare cosa fare; oppure ascolto di un'istruzione verbale e sua esecuzione.
- Esito scritto: un modulo con data, nome del lavoratore, lingua verificata, prove svolte, esito e decisione presa sulla modalità del corso, firmato da chi ha fatto la verifica e dal lavoratore.
Un'autodichiarazione del lavoratore («capisco l'italiano») può accompagnare la verifica ma da sola non la sostituisce: chi teme di perdere il posto tende a sopravvalutare la propria comprensione.
Dall'esito della verifica dipende la modalità del corso.
| Esito della verifica | Modalità del corso | Materiali e test |
|---|---|---|
| Comprensione buona dell'italiano, anche tecnico | Corso ordinario in italiano | Standard; il docente controlla la comprensione durante il corso |
| Comprensione dell'italiano quotidiano, difficoltà con i termini tecnici | Corso in italiano con glossario e più tempo per esempi pratici | Dispense con immagini, test con linguaggio semplice |
| Comprensione limitata dell'italiano | Corso con mediatore o traduttore presente in aula | Materiali bilingue, test tradotto e somministrato con il mediatore |
| Nessuna comprensione dell'italiano, gruppo omogeneo per lingua | Corso svolto direttamente nella lingua del gruppo, con docente qualificato | Programma, test e verbale nella stessa lingua, attestato con indicazione della lingua |
Le ore minime non cambiano. Se in aula c'è un traduttore, il tempo della traduzione allunga il corso: un modulo specifico da 8 ore con traduzione consecutiva può richiedere quasi il doppio del tempo. Accorciare i contenuti per stare nell'orario è l'errore da evitare.
Mediatore, traduttore o corso in lingua: come scegliere
Il mediatore culturale non si limita a tradurre: aiuta il docente a far capire concetti che in alcuni Paesi di provenienza hanno un significato diverso, come il ruolo del preposto, il diritto di allontanarsi da un pericolo grave o l'obbligo di segnalare un quasi-infortunio. È la scelta più efficace per gruppi con lingue diverse o con scarsa scolarizzazione.
Il corso direttamente in un'altra lingua funziona bene quando il gruppo è omogeneo e il soggetto formatore dispone di un docente con i requisiti del decreto interministeriale 6 marzo 2013 che parla quella lingua. L'e-learning in lingua straniera è possibile solo per i moduli in cui l'Accordo ammette l'e-learning e richiede comunque una verifica finale affidabile: per chi ha difficoltà di lettura, un corso solo testuale sullo schermo è poco adatto.
Esempio: un'impresa di pulizie con 14 addetti, di cui 6 di lingua araba con italiano limitato e 2 di lingua spagnola con buona comprensione. Dopo la verifica, gli addetti di lingua spagnola seguono il corso ordinario; per gli altri sei l'impresa organizza la specifica con un mediatore in aula, materiali bilingue e test letto ad alta voce con traduzione. Altri casi del settore sono nella pagina sulla formazione dei lavoratori stranieri nelle imprese di pulizia.
Strumenti pratici in reparto
Il corso è solo una parte. Nella vita quotidiana contano gli strumenti che rendono la sicurezza comprensibile anche quando il docente non c'è:
- segnaletica conforme con pittogrammi, che non richiede di leggere;
- istruzioni operative brevi, con foto delle fasi e testo in due lingue;
- addestramento pratico con dimostrazione e ripetizione da parte del lavoratore, che supera molte barriere linguistiche;
- affiancamento a un collega esperto che parla la stessa lingua, senza però delegargli il ruolo del preposto;
- verifica periodica del preposto sull'uso corretto dei DPI e delle procedure.
Questi strumenti si collegano alla valutazione dei rischi, che deve tener conto della provenienza da altri Paesi: le misure organizzative sono nella pagina su lavoratori stranieri e comprensione linguistica.
Come documentare la comprensione
In caso di controllo o di infortunio, il datore di lavoro deve poter dimostrare di aver verificato la lingua e di aver scelto una modalità adeguata. Il fascicolo del lavoratore straniero dovrebbe contenere:
- il modulo di verifica linguistica con esito e decisione;
- l'attestato del corso, con l'indicazione della lingua o della presenza del mediatore;
- il test finale nella lingua in cui è stato somministrato;
- l'informativa consegnata, possibilmente nella lingua del lavoratore, con firma;
- il registro dell'addestramento e le osservazioni del preposto sull'applicazione delle procedure.
Per l'addestramento è utile il modello della pagina su come documentare l'addestramento.
Errore tipico in ispezione
Attestato regolare, test superato con punteggio pieno, ma durante il sopralluogo il lavoratore non sa spiegare all'ispettore dove si trova l'estintore né cosa significa un cartello di divieto. Il corso era in italiano e nessuno aveva verificato la lingua prima. In questi casi la formazione può essere contestata come non adeguata ai sensi dell'art. 37, con le sanzioni dell'art. 55, comma 5, lett. c.
Domande frequenti
Il corso di sicurezza può essere fatto in una lingua diversa dall'italiano?
Sì. L'art. 37, comma 13, parla di «lingua veicolare utilizzata nel percorso formativo», che può essere anche la lingua madre dei lavoratori. Il corso deve rispettare ore, programma e verifica finale dell'Accordo 2025 ed essere tenuto da un docente qualificato. Conviene che test e verbale siano nella stessa lingua del corso e che l'attestato indichi la lingua utilizzata.
Chi deve verificare che il lavoratore straniero capisca la lingua?
Il datore di lavoro. Le FAQ ministeriali del 27 marzo 2026 attribuiscono a lui l'obbligo, perché la formazione deve essere sufficiente e adeguata anche sul piano linguistico. Il soggetto formatore collabora valutando i bisogni dei partecipanti, ma la responsabilità resta in azienda. La verifica va fatta prima del corso e documentata con un breve modulo firmato.
Basta consegnare i materiali tradotti?
No. I materiali tradotti aiutano, ma la formazione richiede un corso con docente, durata minima, verifica finale e attestato. Una dispensa nella lingua del lavoratore è utile come supporto e per l'informazione dell'art. 36, non sostituisce le ore di aula, videoconferenza o e-learning previste. Fa eccezione il caso degli stagionali agricoli fino a 50 giornate, regolato dal decreto 27 marzo 2013.
Se uso un collega come interprete il corso è valido?
Può funzionare per l'informazione quotidiana, molto meno per il corso. Il collega non è un traduttore professionista, può semplificare o omettere passaggi e non garantisce neutralità. Per la formazione conviene un mediatore o un traduttore, oppure un corso nella lingua del gruppo. Se si ricorre comunque a un collega, va indicato nel verbale e la comprensione va verificata con il test finale e in reparto.
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